Ultima neve

Ultima neve
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Svizzera. Il Paul e il Georg, da molti anni, gestiscono quello che loro chiamano skili, un vecchio skilift che curano e mantengono con puntiglio. Ogni mattina, fino alle quattro del pomeriggio, salgono alla stazione, aprono bottega posizionando i biglietti per adulti, bambini e anziani, in attesa dei clienti e della neve, che ultimamente cade sempre meno frequentemente – il vecchio Pietro lassù sembra essersi distratto o è piuttosto sfaticato - così come sempre meno sono i clienti che salgono per utilizzare l’impianto. Alcuni pretenderebbero di pagare con quelle carte di plastica anziché con soldi veri e allora è meglio rimandarli indietro, perché è bene non fidarsi di quegli aggeggi strani. Nell’attesa, i due uomini osservano la natura che cambia, il ghiacciaio che perde la sua forma, diventa sempre più lucente e che forse un giorno si spezzerà in due rimanendo solo memoria per le favole, oppure discutono sulla gente del paese. Anche la gente cambia. Così come la natura, le persone non sono più quelle di una volta. Il figlio del Paul, che avrebbe infinite possibilità, sembra voler solo fare il farfallone con le ragazze, e le botteghe chiudono, quando i gestori vanno al camposanto, perché nessuno vuole più rimpiazzarli. Il tempo dei ricordi e delle riflessioni viene scandito dai bicchieri di vino bevuti e dalle sigarette fumate tra una manutenzione e l’altra e solo la nebbia che sale ogni tanto sembra isolarli dal resto del mondo e dall’orologio che segna le quattro del pomeriggio e l’ora del rientro fin troppo in fretta. Finché un giorno lo skili, senza nessun motivo, si ferma…

Arno Camenisch è uno dei più noti e seguiti autori svizzeri. Scrive in tedesco e in romancio sursilvano e in questo breve romanzo traspare molto del suo amore per la propria lingua madre e il timore che, col tempo, venga sempre più dimenticata. Il Paul e il Georg sono due figure che ci appaiono quasi mitologiche, uscite da una favola mai raccontata che, nella solitudine del loro impianto già fuori dal mondo, guardano alla vita di tutti i giorni dall’alto, con una malinconia e una nostalgia che l’incanto della natura non riesce a dissipare. Anzi, essa stessa è vittima dei cambiamenti, sofferente tanto quanto l’uomo per il tempo che passa senza portare con sé niente di buono. Scritto come passi sulla neve, questo libro, mi verrebbe da dire. A volte leggeri, lasciano poche orme ma ci portano comunque avanti con ironia e schiettezza, a volte invece il piede affonda di molto dentro al soffice manto, costringendoci con dolce forza a rallentare, a guardarci attorno e in alto, per pensare a cosa ci sta succedendo e sta succedendo a questo mondo. Non è cosa semplice riuscirci, seppure la semplicità con cui si legge questo breve romanzo sia tanta. Ma averlo fatto è proprio il marchio di chi sa portare un lettore dentro una storia senza quasi che se ne renda conto. Ultima neve ricorda un buon minestrone caldo, servito in un rifugio di montagna, pieno di cose dentro che scopri un po’ alla volta. Lo puoi centellinare o divorare d’un fiato, ma il risultato sarà il medesimo: intiepidirti il corpo, il cuore e l’animo.



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