Ultima notte a Twisted River

Ultima notte a Twisted River
Twisted River, aprile 1954. Le ultime nevi si stanno sciogliendo, il fiume gelido e gonfio di acqua trasporta a valle un ammasso di tronchi in movimento e il corpo ormai senza vita di un giovane canadese troppo inesperto e troppo lento per governare la fluitazione. Dalla sponda del fiume Dominic Baciagalupo, detto Cookie, e suo figlio Daniel osservano impotenti il tentativo di salvataggio del ragazzo. Cookie si sveglia all'alba tutte la mattine per preparare nella sua baracca-cucina i pasti che verranno serviti ai boscaioli e agli zatterieri che popolano l'accampamento sorto sulle rive del fiume; vive una vita tranquilla, quasi monotona. Fino alla notte in cui Daniel, per un tragico malinteso, uccide l'amante del padre nonché compagna dell'agente di polizia Carl, uomo rissoso, violento e vendicativo. Gli occhi di Jane morente, terrorizzati e spalancati, hanno forse già scorto il loro futuro: un destino di fuga e di solitudine...
“Le storie sono meraviglie, che semplicemente non possono essere fermate”. E la storia inventata per noi da Irving – appassionante e disperata – ci incanta e ci sconvolge al tempo stesso. Una lunga fuga che dura una vita, attraverso l'America e il Canada; sopraffatti dagli eventi padre e figlio sfuggono un destino che in cuor loro sanno inevitabile. Come nei cori delle opere di Sofocle – per il quale l'autore non nasconde un vero e proprio amore – così il narratore di Ultima notte a Twisted River quasi preannuncia ogni sventura, quello che “inevitabilmente accadrà”. E il lettore rimane avvinghiato ai personaggi nonostante la complessità degli eventi e delle sottotrame, nonostante i numerosi flashback; soffre con loro e attende ansioso ed impotente la fine. In questo lungo racconto c'è un po' di tutto: amore di un padre per un figlio (tema ricorrente nei romanzi di Irving, lui che il padre non l'ha mai conosciuto), sesso, amicizia, persino la morte. Ma c'è anche un briciolo di speranza, quella che illumina flebile il finale. Perché “tutti hanno il diritto di essere almeno un po' felici”.

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