Ultime storie e altre storie

Ultime storie e altre storie
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Questa potrebbe essere una storia vera, o forse solo una favola narrata in tempo di guerra e una leggenda. Li chiamano i Romeo e Giulietta di Sarajevo, ma lui era serbo e lei musulmana e vivevano in una città in guerra. Zoran e Zlata si amavano e lui andava a trovare la sua famiglia, portando con sé caffè e zucchero. La madre di Zlata aveva capito che il loro amore era sincero e quando Zoran le disse che, con la complicità del cugino, avrebbero attraversato il ponte Vrbanja Most per fuggire insieme lei pianse, ma sapeva che era giusto così. Erano le dieci di sera quando i due amanti arrivarono al ponte. Il cecchino colpì Zoran alla schiena, mentre la ragazza cadde a terra col ventre sanguinante e morì solo molte ore dopo. Nessuno ebbe il coraggio di recuperare i loro cadaveri, che divennero un simbolo della barbarie per molto tempo...Correva l’anno 1718 quando Jovo Cirtović arrivò a Trieste, dove vi rimase fino alla morte e dove diventò un famosissimo mercante di ogni genere di merce e soprattutto di vini friulani, che portò ovunque nel mondo. Le sue doti di mercante, marinaio, conoscitore di scienze sfioravano la magia e la preveggenza. A Jovo non un refolo buono di vento sfuggiva, non una tempesta in arrivo o una nave di pirati all’orizzonte. I triestini lo spiavano di sottecchi, mentre assieme alla sua famiglia usciva dalla sua dimora, lo sguardo attento e quello strano ciondolo sempre appeso al collo...Quando Milena morì, suo marito credette di averla perduta. Ma la moglie tornò da lui, in quella forma che noi chiameremmo di vampiro, fedele al suo amore oltre la vita. I due, dalla Boemia, fuggirono fino a Torino dove la donna, assieme a tre piccoli ragni e nascosta agli occhi del mondo, si mise a confezionare vestiti per le nobildonne della città...

L’universo, se ci pensiamo, è fatto di una moltitudine di astri e gli astri sono come racconti, diversi tra loro ma simili nella loro natura stellare. L’impresa impossibile di sintetizzare e semplificare l’universo di storie racchiuse in oltre settecento pagine è ingrata e sarebbe controproducente. Bisogna leggerle. Con calma e con pazienza. Vollmann si sbarazza del concetto di spaziotempo, attraversa gli oceani, le epoche e le credenze per riempire la sua bisaccia di storie incredibili, romantiche e crude. Fantasmi, streghe, cecchini, imperatori, vampiri, madonne, sodati e marinai riempiono le pagine fino a schiacciarci a terra, felicemente prostrati alla fine di ogni racconto. La sua scrittura attraversa i generi e gli stili. Sfracella quell’idea di confine e di regola che la narrativa vorrebbe imporci. Ci solleva e ci tiene sospesi nell’incredulità di un mondo che a volte è persino grottesco, ripugnante, ma che non ci delude mai. Dalla devastata Sarajevo, a una Trieste settecentesca, fino al Messico dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e poi ancora nelle profondità della terra, sotto ai cimiteri tanto da toccare le dimore dei demoni. È qui che vi porteranno le storie di Vollmann e in molti altri luoghi ancora. Queste, a detta dell’autore, sono le sue ultime storie, e semmai altre verranno pubblicate saranno da attribuire a un fantasma. Certo, in questo libro i fantasmi sono altrettanto vivi dei vivi, perciò ci piace pensare che questa sua affermazione stia a significare solo un cambio di dimensione e prospettiva, che ci condurrà a una sua prossima visione.

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