Ultratrail

Ultratrail

È il 2012 e la gara da affrontare è la Grand to Grand Ultra, sette giorni e sei tappe per completare un percorso di 273 chilometri. Percorrere il Gran Canyon in Colorado nel solco lasciato dallo scorrere del fiume e del tempo. Una gola le cui pareti si alzano per 1600 metri e in alcuni punti sono talmente strette che le spalle sfiorano la roccia. La voglia di fermarsi è forte, non è mancanza di concentrazione e non è fatica, ma un impulso a godere della bellezza, a cogliere il momento perché l’occasione per tornare in quel luogo potrebbe non ripresentarsi: “Come si fa a restare concentrati solo sulla corsa, quando realizzi di essere una formica in movimento in mezzo allo spazio e al tempo?”. È la terra dei condor e dei Navajo, un percorso che porta le tracce del succedersi delle Ere geologiche, la sabbia sottile toglie stabilità al passo e le rocce alte da scalare possono lasciare il segno sulla pelle e sulle ossa. Luogo di scorpioni e serpenti a sonagli. L’attrezzatura da portarsi dietro è fondamentale, le pause per riposare necessarie, controllare i battiti, controllare il cronometro, ogni dettaglio conta. È durante questa gara che Stefano conosce il canadese Ray Zahab, atleta di fama mondiale e detentore di vari record, che lo allena e lo sprona a partecipare alla Yukon Arctic Ultra. La prima prova nel gelo, un’esperienza nuova e intensa, che riporta alla mente le avventure del cane Buck ne Il richiamo della foresta. La slitta da trascinare con sé pesa dodici chili e contiene tutto il necessario per resistere alle temperature proibitive e la prima tappa lo vede vincitore. L’anno successivo lo attende un’impresa da compiere insieme a Ray: percorrere 130 chilometri nell’isola di Baffin trainando una slitta di 40 chili, a 51 gradi sotto zero, ma non basta ancora a saziare la voglia di libertà e di avventura. Nel 2015 è il momento della traversata del deserto della Patagonia, dove i raggi del sole a causa del buco nell’ozono superano sia le maglie tecniche che le lozioni e causano sui runner ustioni di secondo grado…

Dal mare di Riccione alle ferrate sulle Dolomiti. Piedi piatti e scoliosi non sono bastati a impedire al bambino di allora di diventare l’atleta di oggi. Nel 2008 la prima Ultratrail italiana, una sfida vera e propria a cui sono seguite quelle internazionali, sempre più estreme. I miti di Stefano Gregoretti sono Ambrogio Fogar, Reinhold Messner e Walter Bonatti, grazie a loro impara a conoscere i luoghi più lontani e impervi del mondo e gli atleti e i grandi uomini che hanno compiuto imprese avventurose. Lo stimolo a mettersi alla prova e seguire quel cammino arriva da loro, ma alla base ha anche il supporto dei genitori che mai limitano le sue aspirazioni. Il nuoto, la bicicletta, piccole gare di sci, l’allenamento quotidiano, tutto inizia da giovanissimo. Divorare i romanzi di Wilbur Smith e Clive Cussler ha contribuito a nutrire il suo immaginario. Se c’è un messaggio chiaro che traspare dalle pagine di Ultratrail è che lo sport estremo non pretende solo attitudine fisica e allenamento ad alti livelli, è la testa a fare la differenza: concentrazione, motivazione, metodo. Il cervello necessita anch’esso di allenamento, è lui a fare la differenza, a spingere il corpo a superare le difficoltà, ad approcciarsi alle sfide in modo positivo: “Come fai a mangiare un elefante? Un morso alla volta, senza pensare a quanto sia gigante”. Tappa dopo tappa scopriamo le imprese più appassionanti e dure, compiute da un uomo che sulla carta d’identità alla voce professione è un agronomo, ma la cui vocazione allo sport e alla libertà si è manifestata fin dall’infanzia, da quando pretendeva di dormire in tenda nel giardino di casa o teneva la finestra aperta nella sua cameretta fino a trovarsi la neve sopra il letto. La sua passione lo ha portato nei luoghi più estremi del pianeta: isola di Baffin, Namibia, Patagonia. Dai ghiacci ai deserti, imprese in autosufficienza, gare di Iron Man – il triathlon estremo che prevede nuoto, bicicletta e corsa su distanze che superano quelle delle gare Olimpiche –, e il running estremo, l’ultratrail appunto. Nel volume che racconta le sue magnifiche avventure sportive è presente in appendice una serie di consigli utili a chi intende cimentarsi in simili attività: workout, running, alimentazione, esercizi di respirazione per cominciare a cambiare il proprio stile di vita.



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