Per un’altra globalizzazione

Per un’altra globalizzazione
La globalizzazione oggi è sulla bocca di tutti. Risuona sugli schermi, appare nei libri, ne sono pieni i giornali. Ma più se ne parla più questo termine si svuota di significato, diventa contenitore di tutto il contemporaneo e allo stesso tempo buco nero. E allora cos’è davvero questa globalizzazione per cui si fa tanto chiasso? Giuliano Battiston raccoglie in questo libro interviste ai più autorevoli studiosi della globalizzazione, come Ulrich Beck, Seyla Benhabib, Nancy Fraser, David Held, Prem Shankar Jha, Thomas Pogge, Saskia Sassen, Richard Sennet, Gunther Teubner, Alain Touraine, e tanti altri ancora, che facendoci ripercorrere origine, sviluppo ed effetti della globalizzazione, restituiranno forma e contenuto al fenomeno che segna quotidianamente le nostre vite. L’economista Prem Shankar Jha definisce la globalizzazione come la “quinta espansione del capitalismo, che tende a trasformare il pianeta in un unico centro di produzione e commercializzazione , e che mira a distruggere tutte le istituzioni che erano state edificate per contenere, proteggere e regolamentare il capitalismo all’interno del “contenitore” degli Stati- nazione”.  Le norme nazionali dunque perdono la forza di trattenere un capitalismo non solo in espansione ma anche in esplosione, e le norme globali tardano a nascere e consolidarsi. Ne deriva che insieme al moltiplicarsi delle terre battute dal mercato globale, si moltiplichino anche i rischi. È quello che sostiene Ulrich Beck nella teoria della “modernizzazione riflessiva”: diffondendo su scala globale tutte le istituzioni che abbiamo disegnato ed edificato – dalla scienza alla economia, dalla famiglia allo Stato, dal welfare state all’apparato militare – si sono verificate conseguenze impreviste che stanno minando le istituzioni fondamentali stesse della modernità.  Esempi sono il cambiamento climatico, la proliferazione nucleare, nonché la attuale crisi finanziaria, tutti rischi ormai esistenti su scala globale. Il quadro appare dunque negativo, ma proprio questa sua criticità può essere vista come l’opportunità per sbarazzarsi dell’attuale sistema politico- economico, disegnando una nuova architettura delle relazioni internazionali che sia rispettosa del locale, come del globale, non solo dal punto di vista economico , ma anche ambientale  e dei diritti umani. La globalizzazione non è infatti un dato immutabile, bensì un processo storico di cui può essere invertita la rotta. È così che alle interviste di analisi seguono quelle di proposta per una “globalizzazione dal basso”, costruita dai cittadini del mondo su basi democratiche, di giustizia economica e sociale, nonché di rispetto per l’ambiente. Thomas pogge ci ricorda infatti che “siamo parte del problema e proprio per questo potremmo agire politicamente in modo diverso, diventando parte della soluzione”...
Un libro questo importante e prezioso. Prezioso per le analisi oculate, brillanti, audaci dell’era della globalizzazione, che spingono a riflettere. Stimolante e innovativo per le proposte, che spingono invece ad agire. Un libro responsabilizzante, in quanto vede come presupposto per il cambiamento proprio l’attivismo degli uomini. Incoraggiante in quanto le basi su cui costruire il futuro sono quelle democratiche, ma di una democrazia non più ostacolata dal mito dello sviluppo e del progresso, ma che abbia come capisaldi, i diritti umani, un ambiente sano, un’efficienza politica ed economica, in un clima di giustizia sociale. Un libro che parla chiaro e diretto, nei termini dell’urgenza dell’intervenire. Che parla con sincerità e schiettezza rispetto agli errori commessi dall’uomo , e allo stesso tempo delle grandi potenzialità della sua capacità di progetto. Un libro essenziale oggi per il domani.

 

 

 

 
 
 
 
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