Un’estate con la strega dell’Ovest

Un’estate con la strega dell’Ovest
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Una telefonata arrivata a scuola informa Mai che deve uscire in anticipo. Sale sulla Mini di sua madre, cerca di leggere qualcosa nel suo viso misto di Inghilterra e Giappone. In fretta la donna le comunica la notizia: la Strega dell’Ovest è morta, uccisa da un infarto. La Strega, cioè sua nonna materna, inglese trapiantata in Giappone, non c’è più. È una notizia difficile da assimilare, la memoria di Mai vola a due anni prima quando, per non aggiungere ansia alla delicata bambina, la mamma l’aveva mandata per un paio di mesi dalla nonna, in campagna. Due mesi straordinari, fatti di semplicità, complicità, amore per la natura e contatto con sé stessi. Due mesi in cui Mai aveva appreso che sua nonna era una strega vera, di quelle che vedono o sentono cose che gli altri né vedono né sentono, due mesi in cui la ragazzina si era sottoposta a una rigorosa routine per provare ad allenare questo dono che, secondo la nonna, era ereditario … C’è qualcosa di familiare in quell’ombra che segue sua madre quando si trova in giro da sola a tarda ora. È lo spirito di Blackie forse, il cane del nonno di Mai che, quando lei era piccolina e muoveva i primi passi, le faceva da premurosa scorta … Quel gallo che ruba i lombrichi alle galline fa veramente innervosire Mai, ma come si permette? Dopo la fatica che hanno fatto per scovarli, e in più fanno anche le uova! Ma il gallo non è disposto ad accettare la giustizia umana imposta dalla ragazzina … La nonna ricorda bene che Mai e il gallo non andavano molto d’accordo, sono tanti i ricordi che la legano alla nipote che ora, con sua madre, sta vivendo la grande avventura di una nuova casa in una nuova città...

Tre generazioni di donne nella cornice della soave cultura giapponese. Una cultura intrisa di natura, di riflessione, di gesti perfetti, di armonia. Una cultura che non schiva i problemi ma li affronta con dolcezza, in maniera profonda ma non frontale, eroica, rumorosa. Per combattere i propri nemici interiori – paure, insicurezze, frustrazioni – non serve necessariamente gridare o sbattere i piedi. Nel prendersi cura della natura, nel trovare il proprio posto al suo interno, nel riconoscersi e nel riconoscere le proprie fragilità ecco, lì è l’inizio di ogni guarigione, di ogni crescita, dell’apprendimento del vivere. Chi ha detto che solo i caratteri “forti” possono stare bene al mondo? Possono superare ostacoli e difficoltà? È la resilienza la grande risposta, l’insegnamento che la Strega dell’Ovest trasferisce a sua figlia prima e a sua nipote poi, in un fluire ininterrotto di parole e gesti in cui sono questi ultimi a insegnare, più che grandi discorsi e proclami. Così, pulire le posate d’argento o fare ettolitri di infuso di salvia diventano il viatico semplice, genuino, concreto per comprendere che la perfezione è nei piccoli gesti, che tutte le cose si possono sanare. Un dialogo costante fra le tre donne ma molto orientale, fatto di rispetto, gesti, sussurri. Una lettura scorrevole, dolce, che insegna semplicemente con la purezza e la forza dei gesti, mentre si sorseggia un the o si indugia in un ricordo. Seducente anche la bella costruzione letteraria, articolata in quatto racconti che danno voce, oltre che alla protagonista bambina, anche alle altre due donne, andando a comporre un affresco armonioso e musicale come il suono del vento tra le foglie.



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