Un’infilata di onesti accidenti

Un’infilata di onesti accidenti

Al crepuscolo, il giro di Piccoloborgo volge al termine sia per messer Bengentili che per ser Chevergogna. A conti fatti, il giovane studente si scopre ricoperto di un vestiario del miglior gusto e della miglior fattura in circolazione, più tutto un corredo di ricambi a cui ricorrerà nei giorni a venire, tre chili e mezzo di peso in più già assunti dal lauto pranzo offertogli a mezzogiorno, una parure in oro massiccio e zaffiri consegnatagli a titolo di gentile strenna da parte di un rigattiere zingaro reinventatosi per l’occorrenza fine orefice, un plateau di cachi, selvaggine appena pescate, lucci e carpe appena cacciati (c’è infatti confusione venatoria nelle usanze dei piccoloborghigiani, che sono soliti accalappiare le anatrelle selvatiche a pelo d’acqua usando il filo da pesca come un lazo e sparare ai pesci che sguazzano poco sotto la corrente), uno scacciapensieri in legno, un rifornimento di tabacco biondo ben tostato, due reliquie del santo patrono della località donate dall’arciprete come portafortuna per il viaggio di ritorno e un casco di banane gialle come il sole… Il celebre scultore Schiapparape viene messo a libro-paga dal principe di Tubinga, desideroso di ottenerne un monumento che rappresenti la sua reverenda madre: Schiapparape si mette all’opera e il risultato è un tale capolavoro che i piccioni si mettono a bombardare l’originale anziché la statua…

Pierluigi Straneo, in arte Pee Gee Daniel, torinese di nascita ma alessandrino d’adozione, laureato in filosofia, impiegato, aiuto-camionista, poliziotto, magazziniere, responsabile di sala giochi, agenzie di scommesse e sale-slot, bibliotecario, copywriter, addetto ufficio stampa, commediografo, sceneggiatore, articolista, prolifico scrittore, dà alle stampe una nuova prova narrativa che è prima di tutto un garrulo divertissement sviluppato nell’arco di due racconti. Gioca Pee Gee Daniel, con la lingua, i lettori e la letteratura, inventa e ricostruisce atmosfere, rammenta Twain, Calvino e persino i fratelli Grimm, utilizza un lessico lieve, umoristico e insieme arzigogolato per raccontare storie divertenti, tragicomiche e grottesche dall’ambientazione medieval-rinascimentale che dipingono vividamente la innata fragile contraddittorietà della condizione umana: da un lato un popolo fa di tutto per ingraziarsi il potere, dall’altro è il governante a mostrarsi meschino. Ma forse non è del tutto consapevole… Attualissimo.



 

 

 
 
 
 

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