Un amore più forte di me

Un amore più forte di me
Blanca Perea fugge dalla Spagna perché non ce la fa ad affrontare anche tutto il resto. Suo marito se n’è andato di casa una sera d’estate, e già questo è faticosamente sopportabile. Ma il fatto che lui stia per avere un altro figlio da una donna molto più giovane questo no, meglio partire. Per fortuna, se qualcosa chiamata fortuna si può nominare dopo tanto, a scuola lei è un’insegnante stimata di linguistica applicata e didattica delle lingue. E grazie alla sua collaboratrice trovare qualche borsa di studio all’estero, qualche progetto ben finanziato è possibile. Blanca parte come un’adolescente allo sbaraglio per San Francisco,  dove le viene affidato un compito difficile ma per lei toccante e quasi salvifico: ricostruire la storia di Andrés Fontana, ridare vita al suo ricordo e ai suoi beni, che purtroppo nessuno ha mai reclamato nonostante sia mancato da alcuni decenni. La aiuta nelle ricerche, non solo fornendole materiale ma anche portandola qualche volta fuori a cena, un collega. Daniel le è di supporto, ma è anche enigmatico, distratto, affascinante ma distaccato e piuttosto misterioso…
Trovarsi a fare un bilancio forzato a poco più di quarant’anni è innaturale. Ci si sente ancora giovani come donne, eppure mature quindi forti, intoccabili e attraenti. Ma la smisurata forma della vita non presta interesse al singolo, la vita è movimento, emulsione di baci, emozioni che ti ribaltano gli intestini a volte anche quando meno te lo aspetti. Perché esista un “per sempre” deve sussistere minimo un “io ci sono, tu ci sei? Ci vogliamo ancora? Ti ho lasciato solo/sola, riproviamo ti va?” Diversamente la valigia è una frase che racchiude il non detto, e non è nemmeno tragico che sia l’altro a farla per primo. Blanca Perea - e se ne accorge molto presto - non fugge dal suo Paese o dai suoi figli o dal marito che l’ha lasciata, bensì scappa dai sogni mancati alla ricerca dell’anima che dimora in lei. Le reazioni di cui si credeva sprovvista, come il rossore per la rabbia improvvisa, anziché farla tintinnare in un diverso equilibrio precario in realtà la fanno sentire vera, e per questo più emotivamente stabile. Paradossi del vivere, bizzarrie del maturare, anche questo fa parte di quell’odiato invecchiare che, invece, per fortuna significa che continuiamo a vivere con i nostri piedi ben piantati sulla terra. La lettura è scorrevole e la scrittura molto curata, un dettaglio notevole in un mondo liquido dove anche scrivere, e soprattutto leggere, devono essere di carattere fluido, agile, veloce senza tempo da perdere. Il tempo, che invece Blanca nelle sue quasi 400 pagine, ci aiuta a dilatare, a rendere alleato, a considerarlo un grande amico. 

 

 

 
 
 
 
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