Un atelier a Barcellona

Un atelier a Barcellona
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Barcellona, 1917. Laia ha diciassette anni e sa di essere carina, ma non ha idea di quanto diventerà bella ed è troppo giovane per immaginare il potere che la sua bellezza potrà esercitare sugli altri. È piccola e magra, con folti ed ondulati capelli nocciola ed occhi color dell’ambra, che brillano su un volto dalle labbra carnose e ben disegnate. Da due mesi Laia è entrata, come apprendista commessa, con un contratto di quattro anni, a Santa Eulalia, i magazzini in Pla de la Boqueria dove è impiegata anche la madre Carmen, nella sartoria. Carmen ha iniziato nel 1909, proprio quando i magazzini si sono ampliati ed hanno aperto la sezione di confezione su misura per signore. All’epoca Carmen era già vedova e a Santa Eulalia ha trovato un lavoro stabile ed una certa sicurezza. Carmen conosce bene la figlia, sa che le frullano tanti grilli per la testa e non ha grande propensione al lavoro; teme quindi che la ragazza non riesca a portare a termine l’apprendistato, che ha cominciato insieme ad altri quattro ragazzi, due maschi e due femmine. I ragazzi, Damià e German, sono entrambi quattordicenni, bassini, pelle scura e capelli neri. Sembrano fratelli e si distinguono solo per il colore degli occhi, color dell’ebano per Damià ed azzurri come il cielo per German. Il proprietario dei magazzini Santa Eulalia, Antoni Molins i Gil, è morto da pochissimo ed il figlio maggiore, Andreu, è diventato l’erede di quel grande impero a soli ventidue anni. È un ragazzo serio ed elegante, che a volte si presenta al lavoro accompagnato da una ragazza molto alta e rigorosamente vestita a lutto, come lui. Si tratta di Roser, sua sorella. Oggi Roser è particolarmente elegante, nel suo abito a due pezzi di crêpe di lana nera. Laia non fa altro che osservare quella ragazza che cammina come se fluttuasse, sollevata da terra. Un po’ per curiosità ed un po’ perché si distrae facilmente, la giovane apprendista passa tutto il pomeriggio a seguire Roser Molins nel negozio, tanto che quest’ultima, all’improvviso, decide di rivolgerle la parola e la saluta…

Centro della vicenda, in questa saga familiare estremamente avvincente, è l’atelier Santa Eulalia, regno della haute couture spagnola, realmente esistente a Barcellona. È un luogo in cui, tra pizzi, sete e cartamodelli, si incontrano e si intrecciano le vite di sarte ed apprendisti, di famiglie borghesi e povera gente in un racconto corale che parla di amori proibiti, figli segreti e tradimenti, di amicizie e rancori, di invidia e generosità, sullo sfondo di una Barcellona tra gli anni Venti e Trenta del Novecento. I personaggi che si muovono all’interno di questa cornice sono rappresentanti di un periodo storico inizialmente vivo e carico di aspettative, poi schiacciato dagli eventi e dalle crudezze della guerra: il patron della maison, uomo serio e perbene, con una solida famiglia alle spalle; lo stilista, brillante ed estroso, amante delle donne ed incapace di fedeltà nei confronti della moglie, donna innamorata ed estremamente saggia. E poi c’è Laia, giovane apprendista bella, spensierata, innamorata della vita e del rischio, che troppo presto si scontra con il dolore, l’abbandono, il senso di perdita e deve diventare donna e sopravvivere, suo malgrado, in una realtà in cui è particolarmente difficile, per una donna appunto, disegnare il proprio ruolo, cercando di rimanere fedele ai propri sogni. Il destino dell’atelier riflette le vicende storiche della Spagna, trasformandosi da punto di riferimento, pieno di calore e colore, della borghesia e dell’alta società a luogo sequestrato dai repubblicani, quasi abbandonato durante il periodo della guerra civile, per tornare infine ad aprire le sue porte dopo aver affisso, per forza, il ritratto del Caudillo al muro. Una scrittura elegante e sobria capace di restituire l’atmosfera politica e culturale degli anni in cui il romanzo è ambientato; una narrazione fluida capace di dosare sapientemente l’avvicendarsi di narrazione, dialogo e riflessioni e di raccontare, in maniera composta e garbata, l’anima dei protagonisti, uomini e donne spesso schiacciati dalla paura, ma mai derubati fino in fondo della propria dignità.



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