Un attimo prima

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Milano. Ossessionato dalla morte del fratello Alessio avvenuta molti anni prima, Edoardo Faschi accetta di sottoporsi a una cura sperimentale basata sulla ricostruzione dei ricordi e ispirata agli studi del neuroscienziato indiano Ramachandran, relativi alla cura della sindrome dell’arto fantasma su soggetti mutilati. Nel frattempo il suo matrimonio con Claudia è definitivamente naufragato, e ogni tentativo di recupero con la donna è risultato vano. Presso il centro LeDoux, Edoardo si sottopone a una serie di sedute nel corso delle quali l’uomo ripercorre tutta la sua vita assieme al fratello: l’infanzia milanese e le lunghe estati trascorse nel North Dakota presso amici di famiglia; il rapporto strano tra Alessio e Aisley e poi la repentina trasformazione del fratello in una sorta di leader carismatico del Movimento Occupy; la notizia della sua morte e poi l’arrivo improvviso a Milano di Sealth, figlio di Alessio, ragazzo complicato e al quale Edoardo e Claudia hanno fatto da genitori adottivi e di cui si sono perse le tracce. La terapia lo immerge completamente nel ricordo, che si trasforma in una sorta di realtà aumentata e ogni seduta lo avvicina al ricordo fulcro. Dopo la grande crisi e il Crollo, l’intero occidente sta vivendo un periodo difficile, una sorta di tempo cuscinetto tra un Prima e un Dopo. Il denaro è scomparso dalla circolazione, tutto si basa sul guadagno e il consumo di punti sanitari e su un controllo della criminalità affidato a delle macchine violente chiamate “droidi”. Il percorso curativo di Edoardo lo porta a mescolare sempre più presente e passato, realtà e ricordi, e l’uomo, complice anche l’improvvisa ricomparsa in città di Sealth, comincia a dubitare che lo scopo della terapia sia rivolto solo a liberarlo dalla sua ossessione per la morte del fratello...

Dopo Condominio R39, romanzo di esordio uscito per Einaudi nel 2014, con questo nuovo lavoro Fabio Deotto compie un deciso e maturo passo avanti, trasportando Milano e l’intero mondo occidentale in un futuro molto prossimo, o se vogliamo in un presente futuristico, dai toni inquietanti e che si potrebbe definire precursore di quello orwelliano narrato in 1984. Deotto immagina una società non molto diversa dalla nostra, tecnologicamente un passetto avanti a noi, risultato e cenere della morte del nostro attuale stile di vita, contrastato, combattuto e infine soverchiato dal Movimento Occupy, trasformatosi in una creatura chiamata Muraglia Umana. L’idea, sviluppata egregiamente, mescola finzione narrativa a particolari riconducibili sia alla personale storia dell’autore, come i riferimenti alla città natale di Vimercate e il corposo utilizzo di brani musicali che hanno un peso non indifferente nello svolgersi della trama, sia ai fatti recenti legati all’economia e alla politica. Dunque, una specie di pre-Apocalisse della società in cui viviamo oggi; una transizione verso qualcosa che potrebbe rivelarsi drasticamente irreversibile, qualcosa di simile insomma a quanto già immaginato da Luca Doninelli con il romanzo Le cose semplici. Nella ricerca spasmodica e ossessiva di Edoardo, viaggiatore a ritroso del proprio tempo, possiamo ricostruire le dinamiche dei rapporti fraterni, complicate e caleidoscopiche, le cui manifestazioni d’affetto spesso si dimostrano in forme bizzarre. Il bene che si mischia alla competizione, l’emulazione che diventa affetto, l’eterna lotta che quando viene a mancare diventa nostalgia.



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