Un caffè con Robespierre

Un caffè con Robespierre

16 ottobre 1793. Marie-Antoinette, ex regina di Francia, ora semplice signora Capeto, si appresta ad offrire il gracile collo al boia Sanson. In piazza della Rivoluzione sono tanti gli astanti che aspettavano da tempo quella che reputano la giusta fine dell’Austriaca. Bertrand, invece, la guarda con compassione e, se possibile, amore. Manon, intanto, aspetta il marito a casa, il fricandò è pronto e la tavola è apparecchiata. I coniugi Blondel ‒ modista lei, cuoco lui ‒ prima della Rivoluzione vivevano alla corte di Versailles: niente di strano quindi, che un servitore fedele voglia assistere alla fine della propria regina. Manon però non la pensa allo stesso modo del marito: per lei infatti la Rivoluzione ha significato l’inizio di una nuova vita, un’esistenza forgiata sulla consapevolezza che ognuno ‒ anche una donna ‒ debba poter ambire ad avere una nuova occasione da sfruttare per migliorare il proprio futuro. Innamoratasi degli ideali dei sanculotti e non solo, inizia anche a chiedersi quali siano i reali sentimenti che la legano al marito, ancora così affascinato dal passato. Il Terrore, però, getta un’ombra sinistra sia sulle vite di chi alla Corona era sinceramente affezionato che sugli stessi rivoluzionari. Per Bertrand e Manon è giunta l’ora di capire da che parte stare e in che modo ritrovarsi ancora una volta, senza lasciare che la Storia prenda il sopravvento sui loro destini...

Dopo numerosi romanzi storici Adriana Assini con Un caffè con Robespierre ci trasporta nella Parigi dilaniata dalla Rivoluzione Francese. Più precisamente, il libro è ambientato dal 1793 al 1794, in pieno Terrore giacobino. Protagonisti della storia sono Bertrand e Manon Blondel, che alla corte di Versailles lavoravano con umili mansioni. Il libro è interessante sia dal punto di vista storico ‒ numerosi sono infatti gli aneddoti e gli spunti che l’autrice semina qua e là tra i dialoghi dei personaggi ‒ che dal punto di vista della storia personale dei protagonisti, dilaniati dalla ricerca di un nuovo ordine sociale. Mentre Manon abbraccia con tutto il cuore gli ideali rivoluzionari, Bertrand resta tenacemente attaccato al passato e ai riti a cui la corte più sfarzosa d’Europa l’aveva abituato. Il dramma storico fa dunque da sfondo ad un dramma privato che potremmo definire moderno. La figura di Manon, con le sue rivendicazioni quasi da femminista ante litteram che ce la rendono vicina, è vivida e potente. Bertrand, dal canto suo, nonostante l’iniziale indifferenza e apatia verso le novità che la Rivoluzione ha portato saprà evolversi, anche grazie al confronto con un’altra corte e un’altro Paese.

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