Un cannolo per lo sceicco

Un cannolo per lo sceicco

Sicilia, anno Mille. Delfina, Sabedda ed Elena giocano sulla spiaggia di Siracusa insiema a Tindaro, Nicolò e Salvatore. A un tratto la terra sembra tremare come fosse scossa da un terremoto, mentre all’orizzonte s’innalza una nuvola di polvere. Le ragazzine e i loro amici interrompono il gioco e si guardano attorno cercando di capire che cosa stia succedendo. Non si tratta di un terremoto, ma di un manipolo di cavalieri arabi a cavallo che si avvicinano al galoppo. Circondano il gruppetto e ciascuno di loro rapisce una fanciulla o un fanciullo. Le bambine vengono portate al palazzo dello sceicco Khalid. Sono destinate all’harem e verranno cresciute ed educate a curare il corpo, a truccarsi, a muoversi con eleganza, ad amare la musica, la poesia, il cibo raffinato, il ricamo. Essere strappate alla famiglia e alla vita consueta è un trauma profondo per le ragazzine, ma Delfina, la più dotata di spirito di adattamento, le sostiene e infonde loro speranza: vivere nell’harem non sarà certo più duro che provare i morsi della fame a casa, o subire talvolta le percosse dei genitori, o patire il freddo d’inverno. Pian piano dunque le fanciulle si immergono nelle nuove abitudini, abbandonando i loro nomi di origine greca e assumendone di nuovi, arabi: Safia, Amina e Asia. E tuttavia la situazione politica dell’isola è instabile. I Normanni avanzano, mettono a ferro e a fuoco città e villaggi, rapiscono o violano le donne del nemico. Quando lo sceicco Khalid è sconfitto, le amiche, divenute ormai giovani donne, abbandonano l’harem e intraprendono un viaggio in cerca di salvezza. Dopo peripezie e dolori si aprirà per loro un’altra, ancora diversa, vita, la terza…

Il cannolo ‒ racconta l’autrice a un certo punto della storia ‒ è un dolce che nasce per caso quando del succo di limone cola nella ricotta di pecora, dando vita a un composto gradevole. Sarà poi la perizia di Hala, la maestra delle ragazze, a completare l’opera creando per lo sceicco un dolce dalla forma fallica e dal sapore stuzzicante. Naturalmente si tratta di una ricostruzione fiabesca dell’origine del dolce siciliano tanto amato quanto noto nel mondo. Alessandra Oddi Baglioni, imprenditrice agricola ed esperta di cibi e nutrizione, in appendice al romanzo offre però informazioni storicamente fondate a proposito dell’influenza araba sulla cucina siciliana. Gli Arabi portarono nell’isola arance, riso, fichi d’India, asparagi, pistacchi, datteri. “Dove però gli Arabi hanno lasciato maggiormente il segno è nella pasticceria”, constata la Oddi che offre ai lettori una prelibata selezione di ricette siculo-arabe, dalla cassata alla pasta di mandorle, dal cannolo con le sue varianti ai sorbetti, dalle panelle dolci alla baklava e non solo. E il sogno è che l’amalgama dei dolci rispecchi sempre l’amalgama dei popoli, che si rivelino saggi e capaci di vivere insieme, in pace.



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