Un commissario

Un commissario
Nasce da un sottufficiale dell’Arma dei carabinieri, seguito nei continui trasferimenti per ragioni professionali dalla Calabria all’Abruzzo. Nel 1965 consegue la laurea in legge all’università di Genova e dopo ancora vince il concorso per il servizio di leva come ufficiale dei carabinieri. Si onora così la memoria del padre, ma non è finita. Nel 1968 è terzo ufficiale della <<Compagnia speciale>> costituita per il primo maxi-processo contro la mafia, dopo la strage di Ciaculli, in cui sette militari sono fatti saltare in aria. Con l’encomio del Comando generale per la professionalità mostrata in quel processo si conclude la sua esperienza di ufficiale dei Carabinieri e nasce l’intenzione di entrare in polizia. In attesa che il Ministero degli interni bandisca il concorso, partecipa alla selezione nazionale dell’Intersind, l’associazione datori di lavoro delle aziende IRI, esperienza che lo mette in contatto con Gino Giugni, noto studioso del mondo del lavoro. Vince la selezione e il futuro commissario di polizia conosce il mondo degli operai e delle loro rivendicazioni, non avendo dubbi da quale parte stare, anzi prende spunto per…
Ennio Di Francesco traccia in diciotto capitoli la sua vita di servitore dello stato nell’ambito dell’ordine pubblico, contro lo stereotipo del commissario legalista e autoritario di tanto immaginario collettivo, ricordato dall’universo filmico. Se si pensa all’impegno profuso per la democratizzazione della polizia negli anni settanta, allora forse il quadro esistenziale è molto più chiaro, comprendendo così la sensibilità per i problemi della categoria e non per gli opportunismi corporativi. Questa autobiografia professionale non forza l’idealizzazione affettata del poliziotto dal volto umano, ma ha invece il merito di ripercorrere i momenti cruciali della storia repubblicana dell’Italia con gli occhi del funzionario animato da una dimensione tanto semplice quanto onerosa, che un signore di nome Giovanni Falcone una volta, durante un’intervista, evocò: lo spirito di servizio. La mafia, ancora non pienamente conosciuta dalla polis nazionale, gli anni di piombo, il G8 di Genova, e tutto quello che rappresenta i vertici professionali di un poliziotto, sono fenomeni ricostruiti non con l’arroganza del ”questurino”(vedi il Volonté di Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto), subito pronto a celebrare i successi del sistema, ma con lo sguardo obliquo verso i silenzi e le omissioni del potere, pieno di umanità invece verso i colleghi caduti nella lotta al malaffare. Una testimonianza reale di come si possa coniugare il senso dell’ordine e la conservazione dell’umanità

 

 

 
 
 
 
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