Un corpo nel lago

Un corpo nel lago
Durante uno dei suoi abituali rilevamenti del livello delle acque del lago Kleifarvatn, in costante e preoccupante discesa da qualche anno dopo un violento terremoto, Sunna, giovane idrologa, rinviene uno scheletro umano semisepolto nella sabbia del fondo del lago, in un punto fino a quel momento sommerso. Il cranio presenta un vasto foro, e nei pressi delle ossa c'è una spessa corda legata a una strana apparecchiatura, che in seguito si rivela essere una radiotrasmittente di fabbricazione sovietica. Viene incaricato del caso l'ispettore Erlendur Sveinsson, che nominalmente sarebbe in ferie ma è notoriamente interessato ai casi di persone scomparse. Sì, perché i primi rilevamenti autoptici portano subito alla scoperta che lo scheletro giace sul fondo limaccioso del lago da qualche anno prima del 1970. Erlendur si mette subito a caccia dei familiari di persone scomparse in quel periodo di tensioni politiche molto forti tra Est e Ovest. Ma non sa che intanto c'è chi – vedendo al tg il servizio sul ritrovamento del vecchio cadavere – inizia a ricordare una stagione di sogni politici infranti e trame spionistiche sotterranee che lega Islanda e DDR...

La saga del laconico poliziotto islandese Erlendur Sveinsson, una delle più interessanti del panorama del cosiddetto giallo scandinavo, continua e si approfondisce: la figlia tossicodipendente Eva Lind dopo l'aborto e la disintossicazione del precedente capitolo è di nuovo allo sbando, e dal disastroso matrimonio fallito del detective fa capolino l'altro figlio, il taciturno Sindri. Il flirt platonico con la patologa sposata di mezza età Valgerður fa un salto di qualità, mentre l'ex superiore e guida di Erlendur, la 'dura' Marion, affronta un tumore ai polmoni in fase terminale. I toni sono cupi, i personaggi disillusi, lo stile secco come una grappa artigianale, e su tutto il romanzo aleggia un'atmosfera gonfia di rimpianti e tristezza. Un eccellente noir sulla Guerra Fredda non poteva che essere freddo, del resto.

Leggi l'intervista a Arnaldur Indriðason

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