Un dollaro al giorno

Un dollaro al giorno
Salman vive in una delle discariche di computer e materiali elettronici più grandi del mondo. Dove tutto è tossico e l'unico lavoro possibile è passare ore a smantellare vecchie tastiere, schede madri, hard disk e altro materiale altamente inquinante per recuperare metalli rari da riciclare e guadagnare qualche centesimo. Siamo in un sobborgo di Karachi, Pakistan, e la storia del piccolo Salman non è altro che uno dei tanti volti della povertà di questo Paese. Aziz invece si fa di eroina comprata a prezzi stracciati e abita in una grotta sulla riva del fiume Kabul, divenuto ormai una fogna a cielo aperto. Vende le lattine di Pepsi e aspetta i soldi del fratello Habib, ricercatore di smeraldi in una zona remota dell'Afghanistan. Fatma è palestinese, ha cinquantacinque anni e vive con la famiglia e i suoi numerosi figli in un cimitero di Gaza. Nel claustrofobico lembo di terra con la densità di popolazione più alta del pianeta, Fatma ha dovuto subire il progressivo impoverimento a causa del conflitto e delle vessazioni israeliane. Alla sua famiglia sono state sottratte la casa e la terra e i suoi figli non riescono più a trovare lavoro a causa del blocco e del muro di separazione…
Sono queste solo alcune delle storie di povertà estrema raccontate dal giornalista Giovanni Porzio, collaboratore di diverse testate e inviato speciale di Panorama dal 1979 ad oggi. Dall'Afghanistan all'India, dal Sud Sudan all'Etiopia, dal Messico al Guatemala, un viaggio infernale in tutti i Sud del Mondo che maggiormente risentono del modello di iniqua distribuzione delle ricchezze a livello globale. Un intreccio di storie che, messe una dopo l'altra, compongono una sorta di lungo reportage adatto a descrivere i meccanismi della crisi finanziaria internazionale, del depauperamento e della devastazione delle risorse naturali, dell'inarrestabile processo in atto con i mutamenti climatici. Ma anche nelle situazioni più disperate, in cui la violenza e l'abiezione la fanno da padrone, il tratto che accomuna la narrazione di questo interessante racconto a più voci è la descrizione di una umanità dalle mille sfaccettature, non rassegnata e desiderosa di riscatto. Di certo, se gli equilibri di questo mondo globalizzato rimarranno saldamente nelle redini di poche mani e nel mirino degli interessi di una élite, sarà pressoché impossibile prefigurare sia un cambiamento reale nelle condizioni di vita degli "ultimi" sia un arresto della distruzione delle risorse naturali del nostro pianeta.

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