Un dubbio necessario

Un dubbio necessario
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Londra, vigilia di Natale: Karl Zweig è un filosofo esistenzialista tedesco, riparato in Inghilterra poco prima della definitiva ascesa al potere di Hitler in Germania; sta lavorando ad un saggio su Sein und Zeit (Essere e Tempo), forse l’opera principale di Heidegger, ed è un volto noto della TV; mentre percorre in taxi le vie affollate di bimbi incantati davanti alle vetrine e persone intente a far acquisti, scorge Gustav Neumann, suo ex allievo e figlio di Alois, neurochirurgo ebreo ormai defunto e suo carissimo amico, giusto un attimo prima di vederlo infilarsi a sua volta in un taxi e scomparire nel traffico londinese. Sono anni che non si incontrano; Gustav, mente brillante ed inquieta sposata ad un intuito prodigioso, era cambiato, si era indurito dopo la morte della madre e del suo amico Georgi, anche lui ebreo ‒ con cui qualcuno vociferava intrattenesse una relazione che andava ben oltre l’amicizia ‒ ucciso in un’imboscata tesa da fanatici nazisti. Poi era arrivata quella notte… Gustav, ubriaco, era andato a trovarlo e gli aveva confidato che, giunto sull’orlo del suicidio, aveva avuto una illuminazione: aveva compreso lo scopo della propria esistenza, l’unica possibilità di elevarsi dalla triste condizione implicita nella natura umana: “prendere il posto degli dei nelle loro azioni contro il genere umano. Cercare di essere un vero e proprio criminale, il primo criminale nella storia della razza umana a non esser solo una vittima emarginata”. Da allora non l’aveva più rivisto; ma, aveva scoperto, c’era stata più di una morte sospetta, lungo il cammino di Gustav…

Colin Henry Wilson (1931-2013), singolare figura poliedrica di scrittore, filosofo, studioso appassionato di religione, occultismo ed esoterismo, eccentrico e prolifico autore di saggi su innumerevoli argomenti e di romanzi di fantascienza, gialli ed horror, voce fuori da ogni possibile coro della letteratura britannica; povero in canna, all’età di ventiquattro anni raggiunse il successo con il saggio The Outsider, in cui approfondiva le biografie di personaggi come Friedrich Nietzsche, Vincent Van Gogh e TS Eliot per sondare il percorso compiuto da menti capaci di vedere oltre la realtà, la verità oltre le apparenze e per questo condannate spesso alla alienazione ed alla follia. Un dubbio necessario è un romanzo atipico: pubblicato per la prima volta nel 1964, per certi aspetti antesignano di quel sottogenere letterario che anni dopo prenderà il nome di “noir psicologico”, propone, perfettamente integrati nella struttura della narrazione, i cardini stessi del pensiero filosofico contemporaneo, dall'esistenzialismo al nichilismo, passando per il concetto di “Oltreuomo”, lo “Übermensch” nietzschiano. Ambientato nella Londra degli anni ’60 ‒ con uno sguardo fugace all’ambiente accademico e filosofico della Germania nel periodo di ascesa del movimento nazionalsocialista ‒ presenta un curioso protagonista che, con qualche anno sulle spalle, si lancia, senza rinunciare a qualche comodità, in una caccia all’uomo ed in duelli intellettuali nei quali appare interessato più a scoprire la reale evoluzione di pensiero dell’ex-allievo (“Il criminale è un uomo senza destino; Neumann era romantico, ossessionato dall’idea del proprio destino”) che ad assicurare un potenziale pericolosissimo omicida alla giustizia. Il testo avvince grazie ad una scrittura peculiare, che richiede una degustazione non compulsiva, ma meditata, pagina per pagina, periodo per periodo, nella vostra poltrona più comoda. Per chi fosse incuriosito dall’autore, il sito a lui dedicato merita una visita.



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