Un giorno di fuoco

Un giorno di fuoco
Le Langhe, terra di gente semplice e concreta. Terra nella quale un giorno tale Pietro Gallesio prese in mano la doppietta e freddò dapprima il fratello, poi il parroco. La cognata quella no, anche se compariva sulla lista - sì, certo che c’era anche lei - il Gallesio però la vide arrivare con in braccio l’ultima creatura nata e non se la sentì proprio. Questo fu il fatto più grosso successo in tutto il territorio prima della guerra d’Abissinia. Fu un giorno di fuoco... Cantinina è di quelle nate mezze zingare, sempre a giocare a biglie con i suoi compagni per strada. Ora la madre le sta chiedendo se è contenta di sposare il nipote del signore che ha un cattivo odore. Le promettono una veste nuova che lei vorrebbe rossa, ma non si può: in chiesa la veste deve essere bianca o al limite celeste. “Eh no”- pensa Cantinina, non vuol cedere; o rossa o niente. La sorella interviene dicendole che le daranno tantissimi confetti, roba da ricchi, e allora beh, cede. Si sposeranno dopo un mese alla vicaria di Murazzano... “Il mio Amore è Paco”, dice Jeanna mentre sposa un altro: zia Giulia non ci aveva dormito tempo addietro per quella Jeanna e aveva quasi perso la ragione, Paco aveva sposato lei, è vero, ma purtroppo non è che poi avesse proprio proprio lasciato perdere tutte le altre, lo sapevano bene le donne del paese... Una madre non vuole che suo figlio si faccia un’anima à la Fenoglio, mica l’aveva alla nascita; certo che se vien mandato tutte le estati nelle langhe in vacanza non può che finir male. Il ragazzino ha già la battaglia nelle vene con quel misto di sangue di pianura e langa, bisognerà contare sull’immunizzazione che ne può derivare dallo stare con quella gente, soprattutto con lo zio Paco... Se lo ricordava bene Superino, si ricordava le estati passate a giocare e a sparare la potassa; “Te lo ricordi?” continua a ripetergli la zia, “Ora è sepolto due bare dopo tuo zio". Pare che uno sciagurato giorno un uomo maligno gli abbia detto che era figlio del parroco e della maestra: dopodiché è accadduto l’irreparabile...
Nel 1963 Beppe Fenoglio muore a Torino per un cancro ai polmoni: gran parte delle sue opere vengono pubblicate postume, e Un giorno di fuoco è la prima a uscire. Si tratta di un'antologia con sei racconti: interessante notare come il titolo del libro, Un giorno di fuoco, che s’ispira al primo racconto della raccolta, fu in realtà una decisione unilaterale della casa editrice perché l'autore voleva che la raccolta s’intitolasse Racconti del Parentado.  Questi racconti erano figli della sua terra natia e delle vicende da lui vissute nell’infanzia, vicende che coinvolgevano i suoi parenti e i paesi in cui questi vivevano e lavoravano. Al di là delle scelte  editoriali e dei travagli dell’autore, qui si legge della formazione di un uomo, della sua terra, del suo temperamento ostile, selvatico, sanguigno, legato alla gente e ai suoi valori. Questo probabilmente voleva Fenoglio, voleva che il lettore sentisse e assaporasse il suo mondo e il suo tempo, ma non solo; la lotta tra il bene e il male rimane ideale al di là dei tempi e della storia, e in questa lotta eterna per Fenoglio sono tutti coinvolti, senza distinzioni - in fondo è ciò che succede con la Resistenza. Senza filtri, con l’umorismo e l’ironia del popolo che si racconta, sempre in mezzo alle vicissitudini e alle manie di un paese il cui tutto passa attraverso la tradizione del racconto orale. Racconti che arrivano al cuore, terra e sangue, scrittura nuda e cruda, quasi barbara. Un personaggio femminile dice: “Chiederò al Signore che ci perdoni tutti e ci illumini, perché tutto il male che capita su queste Langhe la causa è la forte ignoranza che abbiamo”. C’è l’iniziale coscienza dell’uomo e poi dello scrittore Fenoglio qui tra questi luoghi a volte inospitali nei quali nasce e matura la coscienza dell’eroico e del bene e del male, che lo accompagnerà fino alla fine perché: “Essere uomo vuol dire esistere per la libertà, e divenire, quindi, “partigiano in aeternum”. Ecco uno scrittore le cui opere dovrebbero essere lette da tutti e in particolare dai ragazzi nei quali forse il fuoco di Fenoglio - in un’epoca di veline e tronisti - riuscirebbe ad accenderne un barlume di luce e speranza per il futuro. A tutti quelli che a volte si vergognano di essere italiani, consiglio nei momenti di sconforto di tenere sempre a portata di mano in casa un libro di Beppe Fenoglio.

 

 

 

 
 
 
 
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