Un giorno qualunque

Un giorno qualunque

“La mattina è già finita e io non ho ancora fatto niente”. Che poi tanto vero non è, se considero che ho fatto sesso due volte, mi sono spostato da Luton a Londra e ho attraversato la città per andare a lavoro. Appena apro la porta della sala, il rumore di sottofondo dei clienti diventa un caos di voci incomprensibili. Tutte le sedie sono occupate, i tavoli sono pieni di piatti, bicchieri e bottiglie, ci sono bambini che strillano e corrono da ogni parte e troppe mani sono alzate in attesa di ordinare. Il senso di colpa per essere arrivato in ritardo affiora solo adesso che vedo i volti già stanchi dei miei colleghi. “Non stare lì impalato, Martin ti ha visto”. Imposto la faccia in modalità sono-molto-dispiaciuto e vado verso di lui. Se potesse fulminarmi con lo sguardo lo farebbe, poi quando lo raggiungo sbotta: “Abbiamo aperto il ristorante che già le persone aspettavano fuori come se stessimo dando il cibo gratis, una friggitrice non funziona, un cuoco è malato, hanno consegnato le bevande solo cinque minuti prima dell’apertura, cinque! Una cliente si è lamentata perché il salmone era crudo, è un ristorante giapponese, cazzo! La lavastoviglie si è...”. “Troppe informazioni tutte in una volta”. Annuisco mascherando la confusione. “...senza che ne sapessi niente. Un disastro, questa giornata è un totale disastro». Riprende fiato. “Non penserai davvero che creda alla stronzata della sveglia, spero”. Poggia le mani sui fianchi. “Hai dormito da Aaron?”. “Non farti fregare”. “Forse”. Tanto l’ha capito benissimo…

Con un titolo molto semplice, immediato e di sicuro impatto, che rimanda, mutatis mutandis, al Giorno perfetto della Mazzucco portato al cinema da Ozpetek e soprattutto all’immortale strofa di De Andrè (“Quei giorni perduti a rincorrere il vento/ a chiederci un bacio e volerne altri cento/ un giorno qualunque li ricorderai/ amore che fuggi da me tornerai”), Alessandro Dainotti racconta con stile brillante, pieno di sfaccettature, credibilissimo, appassionante, mai retorico o noioso la storia (verrebbe da dire la biografia) in tre momenti, mattina, pomeriggio e sera, che suonano un po’ come inizio, svolgimento e conclusione, o meglio ancora come la triade nascita, crescita e morte, nella fattispecie di un amore, di Adriano. Che in un giorno come tanti, come tutti, senza nulla di speciale, in apparenza, e dunque, per l’appunto, qualunque, incontra inaspettatamente, come davvero spesso la vita si diverte a fare, quando meno se lo aspetta, quando credeva che non gli sarebbe mai successo, immerso nella solita routine improntata per lo più al semplice sbarcare il lunario, Tiziano. Adriano è un insicuro, è un sognatore che ha paura di sognare, è come tanti andato via dall’Italia per cercare fortuna e vivere pienamente la propria vita: la descrizione del sentimento che gli cambia l’esistenza e che comincia quasi per gioco ma poi, tra discese ardite e risalite, diventa una storia molto più che seria è talmente impregnata di autenticità che alla fine del libro sembra di essere diventati amici dei protagonisti, persone con cui si è condivisa una parte del viaggio cui tutti quotidianamente aggiungiamo una tappa, puntando alla meta. Noi stessi.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER