Un gran bel viaggio

Siamo nell'immaginario paese di Cavalcas, in America latina. Il manager anonimo di una potente multinazionale è in viaggio per stringere contatti con le gerarchie politiche e le elites locali. Il suo staff gli redige un'agenda minuziosissima in cui viene indicato, minuto per minuto, esattamente cosa deve dire, con quali personaggi avrà a che fare, quali sono i loro segreti e le loro vite personali. In gioco c'è l'approvazione del progetto Ibi-102, molto rilevante per gli affari della compagnia e per le sorti economiche di Cavalcas. Ed è così che il nostro protagonista si dovrà barcamenare tra nobili dai tormentati trascorsi sessuali, falsi incidenti stradali preparati ad arte, camerlenghi e reverendi della chiesa separata locale...
Enrico Emanuelli, scomparso alla fine degli anni '60, alternava la sua attività di giornalista per grandi testate, come il “Corriere della Sera” e “La Stampa”, alla scrittura di libri di reportage e di romanzi. Con Un gran bel viaggio volle adottare uno stile davvero singolare. Il racconto infatti ha la forma del pro memoria iper dettagliato, il che farebbe pensare ad una cadenza noiosa e di difficile lettura. Lette le prime righe, invece, si entra in un ritmo particolare, che riesce ad incuriosire e anche a divertire per la sapiente dose di ironia che sottende ogni scena descritta. L'importante è stare al gioco. Con questo volume l'editore Endemunde inaugura la collana 60/70, dedicata agli scrittori italiani di quegli anni.

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