Un invito a cena di troppo

Un invito a cena di troppo

Settembre 1943. Abbandonati dalla truppe di occupazione italiane, gli abitanti della città albanese di Argirocastro attendono con trepidante preoccupazione l’arrivo delle forze armate tedesche. Un’avanguardia di tre motociclisti inviati per sondare gli umori della popolazione è stata appena respinta a colpi d’arma da fuoco da ignoti. Il reggimento tedesco bombarda la città e, dopo averla occupata, cattura ottanta persone con l’intenzione di fucilarle nella piazza principale. Tuttavia, prima di dare il via all’esecuzione, il comandante Fritz von Schwabe, accetta un invito a cena a casa del dottor Gurameto, illustre chirurgo e suo inseparabile compagno all’epoca degli studi universitari in Germania. La ragione per la quale, nel corso della cena, verrà dato ordine di rilasciare tutti gli ostaggi, compreso il farmacista ebreo, non trova alcuna spiegazione attendibile. E alimenta la curiosità per una vicenda tanto misteriosa, su cui dieci anni più tardi perfino Stalin, ormai prossimo alla morte ma assillato dalla probabile esistenza di un complotto sionista contro il comunismo, chiederà di fare luce… 
Un invito a cena di troppo non è certo un romanzo storico, né tantomeno politico. Ma una sorta di dramma in forma romanzata lo si può ben definire, in questo suo garbato modo di lasciare sullo sfondo i grandi eventi storici, per portare sulla scena destini marginali di personaggi che pure ne risultano profondamente intrisi. Il racconto si snoda attraverso le figure dei dottor Gurameto grande e piccolo, il colonnello tedesco Fritz von Schwabe, i due giudici inquirenti Shaqo Mezini e Adrian Ciu, la popolazione, in un’atmosfera tra il realistico e il visionario, dove le vicende reali e quelle misteriose si fondono in un tutt’uno che caratterizza la vita stessa della città. Quella descritta da Ismail Kadaré, infatti, è un’Argirocastro che, pur storicamente connotata, appare come sospesa  in una dimensione magica, mentre tutto intorno si muove come un antico coro greco l’intera cittadinanza. E pagina dopo pagina, con la prosa raffinata e incalzante di un consumato romanziere, consapevole di non saper racchiudere il segreto né di esprimerlo compiutamente, l’autore ci conduce nella poesia di fondo di un racconto affascinante e curioso fino a restituircelo in un riflesso di coscienza. 

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