Un karma pesante

Un karma pesante
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A Eugenia piace il “tutto o niente”, regola che vale “soltanto nei sogni degli adolescenti, dei mistici, dei pazzi ”. Quale delle tre sia o sia rimasta forse non lo sa né lo scoprirà mai, ma i continui attacchi d'ansia causati da un’evidente stato di esaurimento nervoso la costringono a fermarsi, calmarsi e tentare di guardarsi indietro, esaminando fasi della sua vita, scelte, relazioni. Ora Eugenia ha 40 anni, è una regista affermata, è sposata con Pietro, hanno due bambine. Ma prima di diventarlo ha vissuto in varie città e rivestito vari ruoli, da ragazza sbandata habituè delle periferie veronesi che affoga nella droga i suoi malesseri e che si fidanza con un pusher eroinomane - il Conte, a cameriera e lavoratrice tuttofare in una Londra in fermento, poi pubblicitaria nella Milano da bere degli anni ’80, con una parentesi newyorchese in cui trova, forse, l’unico uomo per cui si sentirà in dovere di esprimere affetto e devozione. Sarà per la malattia mortale del padre, un dolore troppo grosso da sopportare per lei, prima a venirne a conoscenza dopo la rivelazione dello zio materno - che la crede più forte del delicato fratello, sarà per la folgorante lettura a tredici anni de Il demone meschino di Fedor Sologub, romanzo che le fa scoprire il "veleno" che c’è in tutti noi nonché l’esistenza di sostanze allucinogene che la appassionano, sarà per questa combinazione di eventi che Eugenia prende di petto tutto, si getta a capofitto in ogni nuova impresa, lavorativa o sentimentale, cerca ogni pretesto per stare lontana da Verona: corsi, lavori, specializzazioni. In tempi brevi fa carriera nella pubblicità e si rende conto di poter fare la regista dopo aver creato un efficace spot, pensate un po’, per una semplice pomata contro le emorroidi: nello stesso tempo è sempre determinata e distaccata, severa con se stessa e con gli altri, infine, ansiosa. Sarà che Eugenia, inevitabilemente, ha un karma pesante...

Con Non vi lascerò orfani Daria Bignardi aveva sorpreso per l’abilità narrativa con cui recuperava materiale autobiografico: con quest’ultimo romanzo chi aveva ancora dei dubbi sulle sue reali capacità letterarie dovrà definitivamente ricredersi ed abbandonarsi a una lettura piacevole e coinvolgente. Un karma pesante racconta il percorso personale di una donna che ha dovuto affrontare giovanissima due tragedie personali, tragedie che l’hanno temprata costringendola ad erigere uno scudo emozionale potente, apparentemente infrangibile. Per non permettersi di scalfirlo e di farsi scalfire Eugenia è una macchina da combattimento lavorativa: dotata di un’intelligenza sopraffina, di cui è a conoscenza ma che nello stesso tempo cerca di mettere costantemente alla prova (atteggiamento tipico di ogni “falsa sicura” che si rispetti), non sbaglia un colpo, inanella successi e finisce col raggiungere la fama. Sentimentalmente è un altro discorso: sempre come ogni insicura che si ostini a dimostrare il contrario di se stessa, prende decisioni avventate, ricerca la protezione in tipi all’opposto di lei (senza nemmeno amarli a volte), mentre si ritrova innamorata di chi la capisce al volo e da costoro - forse, proprio per questo - sta ben alla larga, come il dottor Santiago. Anche con l'uomo che sposa è un colpo di testa: si tuffa come al solito, e dopo pochi mesi la prima figlia. Ma se anche Pietro è all'opposto di lei, sembra proprio la loro diversità il collante della loro relazione: felicità è lo stato di non belligeranza tra di loro, forse intenso e vero proprio per questa peculiarità. Raccontati così, sembrano storie e personaggi avulsi dalla realtà, ma la vasta gamma di psicologie e situazioni creata dalla Bignardi permette ai lettori di immedesimarsi volta per volta in chi si ha di fronte. La scontrosa fragilità di Eugenia, a volte perfino odiosa, riesce alla fine a far quasi tenerezza e la galleria di personaggi che sfilano tra le pagine offrono un umanità complessa, variegata, curiosa. Tutto vibra in Un karma pesante, fin dalle prime pagine, quando il senso di morte di un attacco di panico è ricreato così magistralmente da suscitare oppressione e angoscia anche in chi legge. È un romanzo che emoziona, davvero. E a cui, proprio per questo, ci si affeziona come a pochi.



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