Un marito

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Patrizia e Ferdinando sono marito e moglie e gestiscono un’impegnativa rosticceria a Marassi, impersonale quartiere di periferico di Genova. Lui si occupa della logistica e dei conti, lei di sfornare pietanze succulente dalla cucina del locale per sollazzare il palato dei propri clienti. Conducono da anni una vita sempre uguale a se stessa, scandita da ritmi precisi e familiari: mai una deviazione, mai uno scombussolamento, mai una novità. La routine è la sostanza dei loro giorni e in essa i due trovano conforto e sicurezza rispetto a una vita che sembrano avere paura di vivere veramente. Dopo anni di vita così austera e dura, i due decidono su proposta e forte insistenza di Ferdinando di concedersi due giorni di vacanza a Milano, città non troppo distante ma pur sempre altro rispetto alla quotidianità della quale entrambi sono stati vittime troppo a lungo. Per Ferdinando sembra trattarsi di questione di vita o di morte perché il bisogno di uscire dai confini della solita esistenza e dai ritmi usuranti di lavoro è troppa. Non ne può più di quei giorni estenuanti e di quella vita fatta solo di fatica e sacrifici. Così prova in tutti modi a convincere Patrizia la quale, dopo qualche remora, accetta. Il sogno di Ferdinando sembra così diventare realtà almeno fino a quando, proprio durante la visita milanese dei due, una bomba esplode sotto la cattedrale di Milano devastando l’ambiente circostanze con la forza che solo un attacco terroristico sa avere. Da quel giorno inizia un nuovo corso nella vita dell’uomo, una vita senza Patrizia e il suo amore, un giorno all’insegna dei sensi di colpa per aver tanto desiderato un evento semplice ma divergente dalla vita di sempre come quel viaggio dal quale Ferdinando torna da solo senza avere modo neanche di trovare un tassello del corpo disperso della moglie. Patrizia è sparita nel nulla come polvere sparsa nell’aria. Inizia dunque per lui un percorso fatto di psicoterapia e incubi, di distruzione e di tentativi di comprendere come sopravvivere a quello che è capitato…

Questo Un marito di Michele Vaccari è un romanzo potente che sa fare della quotidianità poesia e oggetto di narrazione. La storia d’amore tra Ferdinando e Patrizia si unisce alla serietà e profondità dell’analisi della vita di coppia di due infaticabili lavoratori che si sono trovati a coltivare la propria esistenza in un contesto di alienazione sociale. La trama linguistica è ricca e sapiente, lo stile narrativo ha una voce personalissima e lo sguardo dell’autore attento ai piccoli dettagli di vita familiare. Grande spazio è attribuito alle descrizioni dei luoghi e delle pietanze preparate da Patrizia e vendute nella rosticceria, spazio narrativo che denota una grande cura per i particolari e per quell’atmosfera familiare che avvolge l’intera storia. Notevole attenzione è rivolta anche alla costruzione delle trame psicologiche dei due personaggi e all’edificazione dell’esatta rappresentazione del male di vivere che spesso imprigiona e fa amare la gabbia nella quale si è reclusi quasi fino a far accettare l’assenza di libertà. Perché la libertà, sembra dire questo formidabile romanzo soprattutto nel suo inaspettato capitolo finale, è pericolosa e fa paura, non tanto per il pericolo che giunge dall’esterno a minacciarci, quanto per la luce che getta sulle nostre debolezze e fragilità interiori. Un’opera, dunque, innovativa nel panorama italiano, estremamente consapevole e dai toni assolutamente non consolatori, eppure capace di far uscire la bellezza dei sentimenti umani.



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