Un mondo senza noi

Un mondo senza noi
È il giugno 2014 e Manuela Dviri rientra a Tel Aviv, dove vive, fiera di aver preso parte a una diplomatica adunanza insieme a Papa Francesco, al “suo” presidente Shimon Peres e al presidente palestinese Abu Mazen. La festa, per così dire, termina in fretta poiché uno dei tartari mediorientali getta l’ennesima palla di fuoco sulla terra: per quanto gli israeliani si sentano “abituati” a convivere tra guerra e pace, le sirene, le corse al rifugio e gli attentati spaventano sempre e comunque. Manuela torna in Italia, a Padova, dove parte delle sue radici hanno attecchito quand’era bambina, e in un cassetto trova quella che lei definisce “la scatola nera”. Un vecchio hard disk esterno che contiene la sua origine, l’origine stessa delle famiglie da cui discende, con centinaia di foto, pagine di diari, corrispondenze: la sua genesi… 
Italia, Israele, passato e presente compongono questa biografia umanistica in cui Manuela Dviri ripercorre un oggi moderno e uno ieri consunto, tenuti insieme dall’appartenenza. La sua Shoah, la vera distruzione che la frammenta intimamente, è data dalla carambola di un’eterna domanda che si rivolge: come sarebbe un mondo senza noi? Scrive Manuela: “Il mondo senza ebrei, […] sembrerebbe ai più del tutto normale”, e questa riflessione si percepisce priva di sentimenti vendicativi tra  le pagine di una storia lunga oltre un secolo. È un ritmo narrativo che versa pensieri divenuti liquidi indietro e avanti, interpone qualche ricetta di cucina ebrea, poi di nuovo indietro, ancora più indietro, fino - paradossalmente ma non troppo - all’oggi e al 1998, quando Manuela è morta e risorta a nuova vita, senza una distinta forma, una consequenzialità che abbia bisogno di essere rispettata. I capitoli scorrono così come i pensieri: slegati in apparenza, fermamente uniti nell’arcaica unione. È un libro che non celebra il Giorno della Memoria, o che voglia riscattare quello della vergogna - non solo, almeno -  ma è piuttosto la ricerca di un particolare inizio: quello che ha dato origine a una grande famiglia. Per non dimenticare nulla, nessuno, niente: solo così, si può celebrare.

Leggi l'intervista a Manuela Dviri

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