Un oscuro scrutare

Un oscuro scrutare

Quando non si ha più nulla da perdere, il cuore assume i contorni di una “cucina vuota: piastrelle del pavimento, tubi dell'acqua, il quadro delle condutture con la sua piccola superficie strofinata, e un bicchiere abbandonato in un angolo del lavello cui nessuno baderà”. Il cuore di Freck, Fabin, Luckman e Donna è una stanza in cui nessuno mette piede da tempo: giovani già vecchi, si muovono come sonnambuli eccitati nell'oscura Los Angeles del 1994, srotolando giornate senza meta, sconclusionati discorsi gettati al vento. Il motore che muove le loro menti intorpidite, i pensieri impastati di delirio, è la “sostanza M”: una droga misteriosa di cui si sa poco o nulla, ignota la composizione e sconosciute le teste calde a muovere i fini dell'operazione, ma ben noti i devastanti effetti di assuefazione, dipendenza, morte. Il potere forte, lo Stato e la polizia, non sapendo come e dove muoversi, si mimetizza tra i diseredati buttati lungo i marciapiedi, alla stregua di stracci sporchi: assiste impotente all'assalto della sostanza, nemico infido ed imprendibile nonostante telecamere di sicurezza e telefoni sotto controllo. Ad esserci dentro fino al collo, invece, è Bob Arctor, agente della narcotici sotto mentite spoglie: grazie alla tuta disinviduante prende le brutte sembianze di Fred, un tossico tra tanti ma non come gli altri, infiltrato nelle file dell'ossessione senza esserne ossessionato. Anche se scoprirà a suo spese che non si può scavare nel torbido senza sporcarsi mani e coscienza...

Quello che Philip K. Dick immagina nel 1977 è un funesto e cupo futuro: quasi vent'anni lo separano dall'ambientazione tossica di Un oscuro scrutare, distopia paludosa e zoppicante ambientata in una California resa ombrosa dal sole nero della morte. Uno dei maestri della fantascienza scrive un romanzo intriso di rimandi filosofici, psicologici e letterari: dove la descrizione di un ipotetico “domani” dominato da un'invasiva e silenziosa tecnologia al servizio del potere s'intreccia al racconto di una società “presente” corrotta e corrosiva, in cui gli esseri umani si abbandonano senza remore al piacere dell'oblio. Una scrittura incalzante e ruvida, pungente come un ago, condotta a tutta velocità lungo i meandri di una storia che non lascia spazi vuoti: né alla redenzione, né alla speranza, tanto meno alla verità, se tutto e tutti, a cominciare dal personaggio “buono” (il poliziotto Bob dalla doppia vita), coltivano con cura la gramigna della falsità. Un oscuro scrutare è il diario dello smarrimento da sé prima che da qualunque altra cosa, della perdita di controllo sulla propria mente: è la calata negli inferi della droga dove le azioni sono compulsive ed i pensieri meccanici, un sottosuolo i cui valori sono a testa in giù e chi dovrebbe “proteggere” si ritrova  tirannico e con le mani legate, capace di reprimere ma non di risolvere. Nessun intento moralistico, per Dick: Un oscuro scrutare è la pura 'istantanea del cadavere (ancora in vita) che fu l'uomo prima di scegliere una strada, quella percorribile solo in un senso. L'autore osserva con distacco i propri personaggi, consapevole che, una volta messi su carta, non gli appartengono più: può solo render conto delle loro “menti  distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche”. Il paradiso, dunque, può attendere: dal 1994 ad oggi, non abbiamo ancora finito di esplorare l'abisso della perdizione senza fine.



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