Un ossimoro in Lambretta

Un ossimoro in Lambretta

Nelle ore in cui l’atmosfera dell’appartamento di via Chinotto 8 interno 8 in cui da tempo risiede si rivela ancor più intollerabile, Giorgio Manganelli esce in strada. Indossa abiti di buona stoffa e di un’eleganza tradizionale, calza scarpe di onesta fattura, mentre solo alcune pieghe delle camicia o la posizione a sghimbescio del colletto tradiscono un lieve accenno di trascuratezza. Il suo aspetto rimanda a quello di un alto dirigente bancario o di un docente universitario, di un avvocato o di un giudice della corte di Cassazione. I modi, dietro i quali si celano grovigli tormentosi e abissi profondi, sono quelli di un gentiluomo borghese d’altri tempi. Si lascia alle spalle il quartiere Mazzini e senza alcun indugio sale un autobus fermo al capolinea. Sceglie accuratamente di occupare un sedile singolo posto accanto al finestrino. Lungo l’intero tragitto non rivolge la parola ad alcuno, né appare interessato agli aspetti dei diversi quartieri che si avvicendano dinanzi ai suoi occhi o agli occupanti del mezzo pubblico. Non scende a nessuna fermata e quando giunge al capolinea attende che l’autista risalga, dopo aver fumato una sigaretta, per farsi riportare nel punto esatto da cui era salito…

Ogni tanto, per fortuna, si incontrano anche libri che ci consentono di assumere ulteriore conoscenza dei più grandi protagonisti della letteratura del secolo scorso senza assumere l’andatura solenne della saggistica alta e rigorosa o la marcia faticosa di una lunga biografia di tipo convenzionale. Come il nuovo agile volumetto scritto da Patrizia Carrano e pubblicato dall’editore ItaloSvevo con copertina in brossura, bandelle e pagine da rifilare con l’ausilio del tagliacarte nella preziosa collana “Piccola biblioteca di letteratura inutile”. Il testo costituisce una variante al percorso di avvicinamento alla vicenda umana di Giorgio Manganelli che si distende in un breve ma intenso tratto di pura narrazione. E si resta sorpresi di come la scrittrice e sceneggiatrice veneziana, con una prosa delicata, elegante, quasi poetica ci regali la scoperta di un libro illuminante per la capacità di scrutare le false partenze di Manganelli, di inseguirlo lungo le pieghe più recondite della sua quotidianità romana e di tracciarne, a tratti incisivi, un profilo che non si lascia dimenticare: quello di un ossimoro vivente tormentato dal contrasto tra genialità e banalità, di un uomo che amava vagabondare tanto nella scrittura quanto nella vita.



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