Un paese di temporali e di primule

Un paese di temporali e di primule

Nella notte del 28 gennaio del 1950 Pier Paolo Pasolini e la madre Susanna salgono a bordo di un treno diretto a Roma e abbandonano Casarsa, il paese friulano nel quale risiedono e in cui ormai per il giovane ventisettenne è impossibile restare. La presenza del padre, colonnello in pensione, alimenta costanti dissidi e incomprensioni; la denuncia per corruzione di minorenni e di atti osceni in luogo pubblico formulata nei suoi confronti provoca uno scandalo di gravi proporzioni e lo costringono all’allontanamento dall’insegnamento nelle scuole medie di Valvasone; gli esponenti locali della Chiesa cattolica, della democrazia cristiana e i benpensanti alimentano le dicerie sulle sue pratiche omosessuali; membri del PCI del suo paese, in seno al quale la sua carriera politica sta conoscendo un promettente successo, temono le sue doti oratorie e l’ascendenza sulla componente più umile della popolazione e lo espellono dal partito. Le dimostrazioni di affetto di studenti e genitori, la vicinanza degli ambienti culturali non mitigano il clima di velenoso sospetto che circonda il giovane. Egli vive rintanato in casa a leggere e scrivere fino a quando il processo lo scagionerà dalle accuse. Ma egli e la madre devono fare fronte pur sempre alle intemperanze del padre, perennemente ubriaco e disturbato mentale…

È nota l’importanza avuta dal periodo friulano nella formazione intellettuale e nelle scelte etiche di Pier Paolo Pasolini (Bologna 1922 – Roma 1975). Questi anni giovanili, vissuti in un ambiente contadino, amato e studiato con intensa passione, al di là delle ostilità subite, vennero avvertiti più tardi dallo scrittore e poeta tanto mitici quanto la sua stessa giovinezza. Anni arcaici, religiosi e innocenti: un modello da superare e ritrovare, da portare, forse a compimento e soprattutto da diffondere affinché nessuno dimentichi quell’antica freschezza. Nel fondale di quei giorni egli ripescherà spiriti protettori, personali, ma anche di quella Italia che indicherà in forma dantesca umile e autentica nella sua rurale essenza, ma di cui negli ultimi scritti annuncerà la progressiva scomparsa. Il presente testo, curato da Nico Naldini, ci riconduce sui sentieri di questa iniziazione attraverso la riproposizioni dei racconti e delle poesie raccolti nella prima sezione del libro. Nella successiva ci documenta il suo precoce interesse, nelle incursioni tra la lingua friulana, per le questioni linguistiche; nella terza quello per un’autonomia locale legata al fattore culturale e linguistico. Per chiudere, infine, con la parte dedicata al tempo dell’insegnamento scolastico. Assemblando testi e narrazioni che disegnano un fondale socio-politico-culturale che diventa un riferimento imprescindibile per Pasolini e motivo di approfondita suggestione per il lettore. Da non perdere.



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