Un paese terribile

Un paese terribile
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È il 2008 quando Andrej Kaplan, un ebreo di origini russe, viene contattato dal fratello Dima, più grande di lui di dieci anni e che non vede da tempo. La ragione è molto semplice, per una serie di circostanze e per questioni di affari – ma Dima è come al solito vago in merito ai suoi “affari” –, è necessario che Andrej lasci New York e vada in Russia, a Mosca, per assistere la nonna. Baba Seva è nata in Ucraina nel 1919, si è trasferita in Russia, si è sposata, ha avuto una figlia e ha lavorato come insegnante, ha ottenuto una casa come ricompensa per una collaborazione col regime. Ora che è anziana non può stare da sola. Andrej è titubante, non mette piede nel suo paese d’origine da anni. Nel 1981 i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi negli USA con i bambini e cambiare vita. Ma che scelta ha? La laurea e la specializzazione in letteratura e storia russa non gli hanno portato nulla. I suoi colleghi fanno carriera, mentre lui a 33 anni non ha le qualità e la grinta per scalare il grattacielo del successo accademico. E Sarah lo ha mollato, si è stufata di stare con uno che non combina nulla. Magari cambiare aria, scrivere un articolo basato sui ricordi della nonna, può dare una sferzata alla sua carriera inesistente. Andrej parte e ben presto i dubbi sulla scelta fatta esplodono. La nonna è messa peggio di quanto lasciato intendere da Dima, prende farmaci per la demenza e spesso dimentica chi lui sia. La città è caotica, i prezzi sono alle stelle e vivere con pochi soldi non la rende gradevole. Il suo accento e la diffidenza dei russi lo tengono ai margini, non riesce nemmeno a giocare a hockey in palestra e le aggressioni sono molto più frequenti rispetto all’America. Basta poco per beccarsi un pugno in faccia o peggio. Lui è un estraneo, non possiede nulla e anche per stare con una ragazza c’è bisogno di denaro. La casa della nonna non è il massimo della comodità, occorre prendere i mezzi per raggiungere qualunque posto, per la linea internet deve andare in un Caffè e il lavoro online come insegnante gli fornisce appena il necessario. Ma che ci fa in Russia? E quanto ci mette Dima a tornare e liberarlo da quella sgradevole, enorme, insopportabile responsabilità? Deve assolutamente tornare negli Stati Uniti, ma è il 2008 e la crisi economica inizia a dilagare e travolgere ogni cosa…

Keith Gessen (il suo vero nome è Kostantin), proprio come Andrej Kaplan, è nato in Russia e ha lasciato il suo paese d’origine nel 1981. La speranza dei suoi genitori era dare ai figli un futuro migliore negli Stati Uniti. Dall’infanzia nel Massachussetts al trasferimento a New York, l’incontro-scontro tra due mondi e due culture ha lasciato il segno. I temi trattati nel romanzo Un paese terribile, così viene definita la Russia da nonna Seva, sono molteplici. Andrej è infelice a New York, la sua carriera non decolla, arrivismo e favoritismi all’interno dell’ambiente accademico lo tagliano fuori dal sistema e la crisi economica che giunge implacabile nel 2008 dimezza i fondi stanziati per la ricerca. A farne le spese è anche il Dipartimento di Slavistica. Ora persino per i più capaci è difficile trovare una cattedra. Ma la Russia è peggio, la propaganda che il regime di Putin impone attraverso i mezzi di comunicazione è solo una parte del problema, i diritti umani sono quasi inesistenti. La polizia tiene d’occhio qualunque accenno di ribellione, basta poco per finire ai lavori forzati. La violenza e la diffidenza dei russi sono tangibili, le ragazze cercano solo uomini ricchi da cui farsi mantenere. Il divario tra ricchissimi e poveri è enorme, i beni di prima necessità costosi. Persino entrare in una palestra e giocare a hockey. Andrej vive ai margini, con pochi soldi e una donna anziana a cui badare, frustrato nelle sue ambizioni deve fare fronte a una solitudine logorante in una città che non capisce. E quando sembra capace di aprire una breccia in quel gelo che lo respinge è lui primo a cogliere l’occasione per fuggire. Povertà, lotta politica, rapporti umani, amicizia, amore, opportunismo, spirito di sacrificio, morale. Le scelte che Andrej è portato a compiere non sono giuste o sbagliate, sono solo la conseguenza dei tempi in cui vive. Esprimono la volontà più grande che anima l’essere umano: sopravvivere. Gessen ha scritto un romanzo convincente e sincero, testimonianza di due mondi a confronto con tutte le loro promesse e i loro limiti. Autore del già fortunato Tutti gli intellettuali giovani e tristi, e cofondatore della rivista semestrale “n+1”, che tratta politica, cultura e questioni sociali, rivela dettagli di una Russia che solo marginalmente si conosce attraverso tv e stampa. Un Paese terribile e magnifico.



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