Un pappagallo volò sull’Ijssel

Un pappagallo volò sull’Ijssel
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Memed ha un segreto. Ha distrutto il proprio documento falso nella toilette dell’aereo non appena i motori si sono spenti sulla pista di Amsterdam, e mentre si avvia verso un ineludibile destino di controlli di polizia, il suo segreto gli sonnecchia sul petto come un uccellino ferito: è stanca, malata, sorda, bisognosa di cure e soprattutto di speranza. Memed ha un segreto: è iraniano, fa il meccanico, non è un perseguitato politico ma un uomo che rifiuta di rassegnarsi al destino di morte che i medici di Teheran hanno decretato per la sua bambina di sei anni. Memed non è mai stato disoccupato, mai stato senza una donna troppo a lungo, mai stato fuori dalla metropoli in cui è nato, non ha mai vissuto in un paese di meno di 800 anime, non ha mai saputo che potessero esserci differenze tra religione cattolica e protestante o correnti all’interno di una stessa religione, non ha mai visto un quadro di Vermeer, ma conosce le auto. Può resuscitare qualunque carcassa, azzerare qualsiasi contachilometri, con il socio giusto può regalare a ciascun contadino olandese l’agognata Mercedes, può sistemare sia vecchie pendole che la campana del vecchio campanile. Memed non si innamora spesso, ma sin da quando incontra Pari al campo profughi ne rimane turbato, negli anni ne segue l’evoluzione da repressa donna musulmana a farfalla baluginante nel panorama letterario olandese, ma Memed è anche realista e finirà per farsi piacere la burrosa, placida Catharina. Memed è il capofila di un’invasione di profughi che si riversano nelle vie di Zalk; come pifferai magici lui e Tala attireranno una folla di ben dodici anziani notabili afghani. La fine del mondo è vicina, lo intuisce Pieter, che teme che i vecchi acquartierati al tavolo del suo caffè allontanino i turisti; lo hanno intuito il Pastore che si ritrova il cortile e il cimitero pieni di cicche; lo intuisce Iris che coglie il vento nuovo portato dall’affascinante Khalid che ha resuscitato il battelliere tra le due sponde dell’Ijssel, lo intuiscono Jaad che insegna a Pari l’olandese e l’amore e la guaritrice Klazien, proprietaria di un inquieto pappagallo…

Kader Abdollah con il suo poetico, struggente, divertente e nonostante tutto leggero pappagallo che si libra sulle rive dell’Ijsell confeziona uno dei più toccanti omaggi che siano mai stati resi ad un Paese adottivo. L’Olanda che intuiamo deve averlo accolto con la guardinga curiosità e la inizialmente restia generosità che il popolo di Zalk riserva a Memet gli ha fatto negli anni il dono più prezioso, accogliendolo, integrandolo e rendendolo partecipe delle dinamiche sociali e non è difficile immaginare che il suo percorso di scrittore non sia stato meno accidentato ed entusiasta di quello di Pari e dei suoi claudicanti racconti. Non c’è un briciolo di retorica né un accento rabbioso, tra le righe di questo romanzo corale, fatto di voci dissonanti e comunque solidali, di discussioni e polemiche che hanno come colonna il clangore delle lamiere che tornano alla vita, i clamori degli scandali politici, dal boato della pallottola che uccide Theo Van Gogh.



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