Un patto scritto

Lei è stata l’ennesima figlia di una famiglia numerosa, cresciuta a molti schiaffi e poco pane; è nata in un paese soffocato dal cemento senza mare né montagna, e ha assistito al progressivo spopolarsi delle campagne alle quali suo padre ha devoluto il proprio sudore, nello sforzo eterno e inane di provvedere allo stretto indispensabile per la famiglia: uno sforzo che gli ha indurito le mani e lo spirito. Lui è un ragazzo di città che ha scoperto solo a diciotto anni di avere gli occhi verdi; è nato da un operaio che, come tanti, faceva studiare i propri figli solo fino al momento in cui il loro rendimento non forniva il pretesto per mandarli a lavorare e contribuire al magro bilancio familiare con le mance che botteghe e officine offrivano per insegnare loro la fatica. Si sono conosciuti in occasione di un fuggi fuggi durante una manifestazione di Partito, lui giovane operaio idealista che nulla sapeva della storia di Napoli e delle sue dominazioni, e che ancora non immaginava quanto la vita lo avrebbe portato lontano dalla sua città, lei giovane appassionata studiosa, che ha faticato a conquistarsi il diritto a un’istruzione, cercando al contempo di liberarsi delle superstizioni e del sistema di valori di una religione che esercitava il proprio potere coercitivo sulla piccola realtà in cui è cresciuta con l’aiuto di una lingua misteriosa e ignota ai più come il latino. Lei è capace di trasmettergli le proprie conoscenze e il proprio amore per la ricerca, lui le ha insegnato a capire l’oppressione culturale. Intuiamo, dal serrato carteggio rievocativo che la loro storia di amore, affetto, amicizia non si è mai interrotta: iniziata in un piccolo bar ai margini del lungomare napoletano è proseguita su un gozzo ormeggiato a Pozzuoli, si è evoluta con gli anni della lontananza in una preziosa, complessa, indissolubile relazione condita dal rimpianto di lui per non aver detto “ti amo” prima che fosse tardi. Lo scambio tra loro è delicato e affettuoso, ripercorre almeno tre stagioni delle loro esistenze, compresa quella brevissima in cui non si conoscevano e non hanno gravitato l’uno nella vita dell’altra. Ci sono gli amori, i rimpianti, le delusioni, le malattie, le paure, emozioni accennate con pochi tocchi di un pennello che ombreggia quasi pudico, cesella il non detto e lascia ampi margini di ombra in cui le loro anime possano nascondersi e cercare sollievo…

Il carteggio che Antonio Emma intesse tra i due protagonisti di Un patto scritto ha la potenza evocativa di un dialogo che si intuisce essere parte di un flusso di comunicazione durato una vita e interrottosi solo per brevi tratti del loro percorso. I due usano la corrispondenza come pagine di un diario intimo e personale a cui ciascuno affida ricordi e sentimenti che vuole che l’altro custodisca. Si sono parlati, in un modo o nell’altro, per un tempo lunghissimo e l’ordito delle loro vite è intessuto anche dell’assenza dell’altro, un’assenza che porta però con sé la consapevolezza del valore e del peso che ciascuno ha per l’altro. Esiste tra loro un patto prezioso che li vincola vicendevolmente ad avere una responsabilità definitiva, ultima, dalla quale lei lo solleva col più altruistico dei gesti possibili. Antonio Emma è un uomo dall’aspetto ieratico e lo sguardo scanzonato, il cui arco di vita va dall’esperienza in fabbrica, quella dura, che era anche palestra politica, alle lotte del Comitato Stop Biocidio e alle esperienze di resistenza civica a Chiaiano. È un uomo capace di raccogliere intorno a sé il meglio di tre generazioni di napoletani, di intessere una rete di relazioni ed estimatori che va dalla Stella, suo quartiere natale, a Scampia, passando per i salotti dell’intellighenzia cittadina, e che vede insieme Erri De Luca e il sindaco De Magistris, Enzo Avitabile e i ragazzi dei centri sociali che formano la rete neurale, il tessuto della nuova coscienza civile napoletana. Le righe di Antonio Emma, in questa seconda prova narrativa che consacra la bravura e il talento già ampiamente dimostrati in Libri maltrattati, sono un inno al più bello e complesso dei sentimenti umani, trasudano una bellezza poetica struggente, balsamica, che accarezza e lenisce le ferite, parlano una lingua di una pulizia scarna ed assoluta, essenziale e preziosa nella sua scelta delle parole che sembrano essere state recuperate come attraverso uno scavo archeologico dal fondo delle anime dei due protagonisti, dalla stratificazione e sedimentazione lunghissima dei loro sentimenti, per essere lustrate ed esposte alla carezza del sole. Ogni parola scintilla e illumina, andando a comporre un testo di una ricchezza stilistica rara e meritevole di stare sugli scaffali nobili della Letteratura italiana e che all’ultima pagina fa venire voglia di riaprire il libro e rileggerlo a ritroso.



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