Un po' più lontano

Un po' più lontano

Alla luce del sole fa il traduttore free lance di testi di architettura: roba arida come il deserto per uno come lui, che si è laureato in lingue con una tesi sulla nascita della forma—poema nella letteratura inglese. Nell’ombra, invece, è un collaboratore del Sismi che sorveglia persone e recapita pacchetti di cui ignora il contenuto. È bravo nel suo lavoro e gli piace farlo perchè gli consente di dare un senso a un’esistenza vuota, di giustificare con se stesso la sua incapacità di intrattenere rapporti umani, la sua diversità in una società gregaria che guarda storto gli isolati. Quel suo essere un solipsista per scelta, o per sorte. Sta nel quartiere milanese di Città Studi, in una palazzina signorile dove occupa un bilocale essenziale e anonimo. Ed è maledettamente solo, soprattutto da quando la sua relazione con Gaia è fallita quindici anni prima. Adesso per scaricare gli ormoni si fa bastare la mano o le puttane. Un giorno sul suo pianerottolo viene a stare la ventunenne Iaia, gambe sottili da grillo e viso invaso da una larga bocca sorridente, che appena arrivata fa il giro degli inquilini offrendo stucchevoli biscotti fatti in casa e poi invita tutti a cena da lei per inaugurare l’appartamento. La pacifica intrusione nella sua privacy blindata fa deflagrare la routine che si era tessuto addosso come un bozzolo. Quella ragazzetta lo rode, lo ossessiona. Lo spinge persino a compiere un’inconsulta violenza per esorcizzarne l’immagine che gli si è impressa nella retina, che come un tarlo gli rosicchia la mente dopo avergli inoculato l’illusione che possa esserci un modo diverso di stare al mondo. Ancora non sa però fino a che punto Iaia possa rovinargli la vita...
Gli occhi tristi ereditati dal padre, un aspetto qualunque, con pochi capelli in testa e una pancetta da impiegato, che lo fa apparire assolutamente anonimo e lo aiuta a dissimularsi meglio fra chi deve tenere sotto controllo: non è così che ci immaginiamo gli agenti segreti, ma è così che probabilmente sono molti di loro. In Un po’ più lontano - uno dei titoli inaugurali della neonata casa editrice Laurana - Massimo Cassani ci fa entrare nella mente di uno 007 triste, solitario (e final nell’anima), un erigerone che già da giovane aveva l’aria mesta e disillusa di un vecchio. È un tipo di cui sappiamo tutto, tranne che il nome: l’infanzia scolorita di ragazzino orfano di madre e di amicizie, un paio di mali amori che gli incrostano i ricordi, l’incarico per i Servizi, che si riduce a una faccenda mordi e fuggi da rappresentante di commercio (contatto telefonico, istruzioni, viaggetto, ritorno e report conclusivo). E quel suo simbiotico e simbolico identificarsi con gli anni Novanta in cui si svolge la vicenda: gli anni della generazione X, “il nulla. Un niente parcellizzato in tanti piccoli zeri che si elevavano a sistema”. Cassani abbandona  il commissario Micuzzi dei romanzi precedenti, ma non la Milano che gli faceva da sfondo, città d’acqua in incognito dove, oltre ai Navigli in superficie, scorrono sotto le strade canali e rivoli nascosti: una metropoli che ha un segreto, proprio come il collaboratore dei Servizi/traduttore. Anche se lui, forse inconsciamente, del suo segreto vorrebbe liberarsi visto che ha iniziato a scrivere un saggio sull’agnizione, argomento che fa da spia a un’ansia di smascheramento. Ma in fondo il suo saggio, che in realtà non è mai andato oltre la pagina 24, quest’uomo bifronte lo porta a termine raccontando in prima persona la propria storia, ripercorsa minuziosamente in una lunga confessione senza pudore e senza reticenze, di quelle che si leggono in Simenon. Lo stile diretto, altalenante fra crudezza e ricercatezza, cesella un kammer thriller esistenziale costruito intorno a un personaggio disturbante, che ti rimane attaccato addosso come un fastidioso malessere in cui hai paura di ritrovare qualcosa di te. La morale dei fatti è tanto amara quanto universale: non si può seppellire il passato. Prima o poi torna a chiedere il conto e il redde rationem sarà quasi sicuramente molto più salato di quanto si potesse immaginare.

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