Un posto chiamato incanto

Un posto chiamato incanto
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1947. Fa un caldo terribile a Cuba quando Patricio arriva dalle lontane Asturie in cerca di futuro. La sua nave battente bandiera portoghese l’ha fatto arrivare lì in quella terra sconosciuta, dove il suo berretto di lana e i vestiti pesanti non sembrano dovergli servire. L’Avana è piena di musica, gente e palazzi colorati. Persino la sua spiaggia è così invitante da permettergli il primo sonno ristoratore dopo tanto tempo. Lui è uno dei tanti disperati giunti dall’Europa per lavoro. Gli abitanti lo sanno e alcuni di loro lo sopportano a fatica. Ma Patricio è simpatico e sa il fatto suo: fortunatamente, incontra il Grescas, che gli permette di trovare un alloggio nella “pensione delle Cimici”, rifugio malfamato in un edificio in cui chi ne ha bisogno può curare anche affezioni “recondite”. Con loro c’è anche l’altro compay, Guzman, magro e intelligente ma sempre senza un soldo in tasca. Proprio lui introduce il resto della combriccola al sapiente lavoro di lustrascarpe, per guadagnarsi da vivere in giro per la città con operai orgogliosi o ricchi turisti eleganti. Su Guzman prende questa attività con serietà e professionalità, Patricio si barcamena con la sua spigliatezza e i suoi racconti di attori famosi a cui attribuisce piedi puzzolenti o alluci valgo. È grazie alla sua parlantina allenata che riesce a portare avanti anche la seconda delle loro remuneranti attività: il venditore di biglietti della lotteria. Tra i tanti clienti c’è un paisanu, che è divertito dalla facile eloquenza di Patricio e che mettendolo alla prova per testare le sue capacità commerciali, gli proporrà di diventare il commesso della mecca cubana degli acquisti, destinazione più importante per lo shopping di classe: El Encanto…

Siamo ormai abituati all’ondata di telenovelas spagnole o sudamericane che fanno ascolti incredibili in TV, da Una vita a Il Segreto, passando per Le ragazze del centralino (prodotto della piattaforma Netflix). Sembra ormai che intrighi e passioni debbano per forza parlare castigliano per interessare gli spettatori. La stessa cosa inizia ad essere presente anche sugli scaffali delle librerie e questo romanzo di Susana López Rubio ne è un chiaro esempio. I personaggi sono ben delineati. Patricio e Gloria prendono la parola a turno e in prima persona raccontano le loro esistenze, e l’unione di esse, senza mai approfondire troppo. Non stupisce che la casa editrice tenga a sottolineare che presto ci sarà un adattamento televisivo delle avventure di Patricio e del suo amore per la bella Gloria. Risulta quasi immediato fantasticare sulle location e sui volti dei protagonisti di questa storia d’amore che nasce all’interno di un negozio di lusso. Una versione cubana, più melensa, patinata e prevedibile, dei Grandi Magazzini di Mario Camerini (film popolare del 1939), senza però la vivace delicatezza tipica del regista italiano. La Cuba raccontata dalla Rubio è affascinante, piena di glamour e passione, in cui le signore indossano abiti a gonna larga e gli uomini Oxford di pelle bianca; un luogo in cui traferirsi dal continente europeo alla ricerca di una vita migliore. Una nazione ancora lontana dalle rivoluzioni e dal regime di Fidel Castro, e dall’immagine presente nell’immaginario collettivo, fatta di vecchie automobili americane o murales inneggianti al potere.



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