Un ragazzo d’oro

Un ragazzo d’oro
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Il Payton Living Center ha una biblioteca, una scuola, un centro commerciale, un orto, una pasticceria, una falegnameria e perfino uno studio di pittura: niente male per un centro riabilitativo che accoglie autistici e cerebrolesi. Toddy vive qui da più di quarant’anni, è il vecchio del villaggio, un veterano che conserva memoria di tutti gli operatori sanitari che si sono avvicendati in un disperante turnover. Adesso è affidato a Raykene, ma ha conquistato nel tempo una stabilità che gli consente un ampio margine di autonomia: vive in una villetta con un altro paziente, svolge piccoli lavori, prende da solo le medicine predisposte in dosi giornaliere, ed è felice, si sente utile, anche se qualcosa ancora lo disorienta procurandogli attacchi di nervi che lo portano fuori controllo, ma il suo cervello funziona quanto basta per condurre un’esistenza scandita da ritmi regolari di svago e lavoro. Nonostante si trovi bene a Payton, sogna di tornare a vivere in famiglia, da Nate, suo tutore dalla morte dei genitori. La nostalgia di casa diventa impellenza di fuga quando approda al centro un nuovo operatore, Mike Hinton; il suo modo di fare mellifluo e viscido ha qualcosa di inquietante, gli ricorda suo padre, che lo ha sempre pestato a sangue, anche solo con lo sguardo. Tutti si accorgono del malessere di Todd, che con l’aiuto di una nuova arrivata smette di prendere i calmanti e progetta di evadere da Payton, per raggiungere finalmente suo fratello, il più lontano possibile da “Mike grembiule giallo”. Quell’uomo è cattivo, lo sente, e forse l’istinto, a dispetto della ragione, rivela ciò che agli altri sfugge…

Eli Gottlieb è uno scrittore newyorchese che ha a lungo lavorato come editor presso la rivista “Elle”, ha all’attivo altri romanzi. Un ragazzo d’oro, l’ultima fatica letteraria, appartiene alla categoria delle storie che lasciano il segno. Scritto in prima persona, scorre attraverso la voce autistica eppure lucidissima e delicata del protagonista Todd, che racconta con frammenti, flashback, le tappe della sua vita, ritraendo una famiglia dalle dinamiche complicate e una madre amorevole, al cui eroico sacrificio si deve il suo affidamento ad un centro specializzato per autistici, e la sua conseguente salvezza. Il protagonista descrive in una maniera impressionista, per piccoli pezzetti, che si accostano l’uno all’altro come in un quadro, formando immagini sfumate nei contorni ma di stupefacente nettezza riguardo alla percezione generata. È la forza narrativa dello scrittore, oltre a quella di aver costruito su misura per Todd un linguaggio bambinesco ed erudito insieme ‒ Todd compulsa di continuo l’enciclopedia regalatagli dalla madre… ‒ caratterizzato da metafore e modi di dire originali: “un attacco di volt”, ad esempio, piuttosto che una violenta crisi di nervi. Analoga operazione fece Salinger con il suo giovane Holden, cucendogli addosso una parlata e un modo di ragionare peculiare ‒ ricordo la sua vita “schifa” ‒ che sarebbero diventati un marchio di fabbrica, così come immagino accadrà per Todd. Bellissimo il rapporto tra il protagonista e sua madre, una donna tenace e tenerissima, di cui cogliamo le lacrime, la modulazione della voce incrinata, con la quale infonde al suo bambino fiducia e coraggio, sussurrandogli frasi meravigliose che lo cingono in un abbraccio e continueranno a risuonare nel suo cuore infantile per sempre. Todd ricorda ogni sillaba, ritrovandovi carezze che lo sollevano dalla tristezza e dalle brutture. Il lettore si inserisce in questo legame e ne sperimenta la potenza quasi sovrannaturale, che rompe gli argini del tempo e vibra di intensità anche dopo la morte. Ci vuole una grande abilità, una grande perizia per descrivere con penna setosa e lirica, priva di compatimenti, ipocrisie, luoghi comuni, una storia così vera e penetrante sulla vita autistica; un’abilità di scrittura e narrativa notevolissima, in cui non c’è virtuosismo o fatica che il lettore, semplicemente grato, percepisca. Leggerlo è farsi un nuovo amico che si chiama Todd, immaginare di andare a trovarlo a Payton, dargli una pacca sulla spalla e portargli una torta insieme alla sua bibita preferita. Un romanzo illuminante, vivamente consigliato soprattutto a chi vive il disagio di misurarsi con una intelligenza diversa.



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