Un ragazzo normale

Un ragazzo normale

Domenico Russo, detto Mimì, è un ragazzino di dodici anni che abita a Napoli, nel quartiere del Vomero dove il padre fa il portiere in uno stabile residenziale. È il 1985, nell’inverno di quell’anno Napoli conosce una delle più grandi nevicate della sua storia e Mimì si trova “nel bel mezzo di quella faticosa e impervia strada che porta dall’infanzia all’adolescenza”. Perso nei suoi ideali di giustizia, intelligente, curioso, colto, Mimì non è esattamente come i ragazzi della sua età, ha le idee molto chiare su cosa fare della sua vita, vuole diventare un eroe, uno in grado di lasciare il giusto segno tra le vicende umane. Sembra che l’ispirazione maggiore gli venga proprio da un giovane giornalista che abita nel suo palazzo e che scrive per il quotidiano “Il Mattino”, Giancarlo Siani, venticinque anni e nessun timore nel mettersi di traverso ai poteri forti, denunciando i fatti di camorra e le connivenze interne al sistema. Mimì identifica in quel redattore coraggioso il suo supereroe, ne diventa amico e sempre più si lascia contagiare dalle parole e dai gesti di una persona che in fondo ama solo fare il suo lavoro e poterlo farlo con onestà. Nel palazzo del Vomero, dove la famiglia Russo vive in un piccolo appartamento di due locali, ci sono anche i figli di Saverio Iacobelli, pilota dell’Alitalia: Fabio è grassottello e veste alla moda, Viola, sua sorella, ha bellissimi capelli rossi, un viso punteggiato da tante lentiggini e una passione per il pianoforte e i libri che ben presto fa innamorare Mimì. Ma Viola sembra non curarsi di quel ragazzino strambo e dal parlare antico, frequenta ragazzi più grandi, e poco si mischia nelle vicende di Mimì che invece passa spesso il suo tempo in compagnia di Sasà. Sasà è il figlio tredicenne del salumiere, i due presto diventano inseparabili e nonostante le differenze di carattere trovano un equilibrio all’apparenza inscindibile. L’inverno passa in fretta, l’estate segna momenti di complicità e condivisione tra Mimì, Viola, Sasà e Fabio ma anche di profondo dolore per la malattia che colpisce sia la mamma di Sasà sia il nonno di Mimì. Il 23 Settembre del 1985 Giancarlo Siani viene assassinato sotto lo stabile in cui abita, all’interno della sua ormai leggendaria Citroën Mehari. Per Mimì e gli altri niente potrà mai più essere come prima eppure la vita troverà il modo per insegnare ad ognuno di loro qualcosa che non dimenticheranno mai…

Quarto romanzo in ordine di tempo, quarto successo editoriale che non lascia ormai dubbi sull’enorme carica creativa che caratterizza tutte le opere di Lorenzo Marone, Un ragazzo normale torna a Napoli, la città in cui Marone è nato, ma soprattutto al Vomero in cui lo scrittore è cresciuto. La vita di Mimì e della sua famiglia si intrecciano con quella coraggiosa di Giancarlo Siani, vittima di un attentato di camorra proprio nel 1985, anno in cui le vicende sono ambientate. Ma per precisa scelta dell’autore, questo non vuole essere un libro su Giancarlo Siani quanto un percorso da fare con lui, attraverso la storia di una famiglia ordinaria, di un bambino speciale e di un contesto storico che è quello degli anni Ottanta. Ciò che Marone riesce a tratteggiare con abilità ma anche con il consueto garbo che lo contraddistingue è senz’altro la scintilla che abita nel cuore e nella mente di Mimì, la forza propulsiva che lo porta a coltivare grandi sogni, senza paura, piuttosto con la spavalderia e qualche volta l’arroganza di chi nulla teme di fronte all’ideale primario di giustizia che lo anima. È però questa stessa sete di grandezza, la voglia di lasciare un segno, di distinguersi dalla mediocrità che a tratti lo circonda, a creare uno scollamento tra Mimì e le persone che gli sono accanto. In un’età delicata e sofferta come quella dei dodici anni, il ragazzo spesso si vergogna del mestiere semplice e onesto del padre, vorrebbe riconoscere in lui più audacia e meno accomodamento su una vita sempre più fatta di sacrifici e rinunce. Anche la sua amicizia con Sasà vive momenti di grande difficoltà, Mimì non condivide l’atteggiamento da spaccone del ragazzo, lo vorrebbe più simile a lui, non capendo che dietro al bisogno di trasgredire dell’amico si nasconde invece il disagio di non riuscire ad accettare un dolore più grande. Piano piano, grazie ai buoni consigli della nonna, della madre e dello stesso Giancarlo, Mimì capirà che nella vita non servono i superpoteri, né tanto meno gli eroi. “Più che di eroi c’è bisogno di gente che ci creda, di persone che aspirino a cambiare le cose in meglio, perché le idee forti non muoiono mai”. Comprenderà il valore di quella sua famiglia “semplice e ridente”, capace di vincere tutte le difficoltà grazie alla leggerezza e alla solidarietà, l’importanza dell’amicizia e soprattutto imparerà il rispetto per le scelte degli altri. La copertina che ritrae un bambino con la maschera di Spiderman, seduto di fronte al mare è l’emblema di un tempo che non c’è più ma di ideali che possono ancora trovare il modo di rivivere nei gesti di ogni giorno. Il murales di Via Romaniello, a cui il libro fa cenno, inaugurato nel 2016 e raffigurante il ritratto in verde e grigio di Giancarlo Siani, è un po’ il simbolo di quella lotta coraggiosa e silente che ognuno di noi nel suo piccolo porta avanti nelle cose che fa, anche in quelle che all’apparenza non hanno nulla di eccezionale ma che possono comunque fare la differenza. “Ciò che ci rende umani, e per questo speciali, sono proprio le nostre debolezze” insegna Siani a Mimì, e questo libro è un alleato prezioso per capire come proprio attraverso le nostre fragilità sia possibile riconoscere una strada di dignità e coraggio che mai nulla e nessuno sarà in grado di cancellare.



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