Un romanzo inglese

Un romanzo inglese
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Inghilterra, 1917. La guerra in Europa è in pieno svolgimento e Londra ha subito diversi bombardamenti. La città si è svuotata e chi ha potuto ha trovato riparo altrove. Anche Edward e Anna Whig, una coppia della media borghesia, si sono rifugiati nel loro cottage nelle campagne del Sussex insieme a loro figlio Jack, di circa tre anni, e alle governanti Ashlee e Kate. Si cerca di andare avanti, di resistere, di vivere. Edward ha continuato a lavorare nel suo negozio di orologi e Anna ha ripreso da poco il suo lavoro di traduttrice. Per questo motivo ha bisogno che qualcuno si occupi del bambino e, dopo vari tentennamenti, ha convinto suo marito a pubblicare un annuncio sul “Times” per cercare una governante per Jack. Impresa non semplice, dato che la guerra ha lasciato vittime, cambiato il mondo e i suoi codici. Ma qualcuno risponde all’annuncio: si chiama George, come George Eliot, pensa Anna, una delle più importanti scrittrici dell’epoca Vittoriana, l’autrice della Gitana spagnola, Felix Holt e Middlemarch. Ma quando Anna va alla stazione, ad attenderla non c’è nessuna donna. George è un uomo, un ragazzo di neanche trent’anni dalla voce dolce e timida che con il passare del tempo si rivela capace del suo lavoro: Jack gli si affeziona, lo ascolta, gli dà fiducia. Anna è sollevata da quella presenza, le dà sicurezza e serenità. Solo a Edward il ragazzo non piace: ne è geloso…

Con la Grande guerra l’Europa vide crollare le certezze borghesi acquisite nell’Ottocento: un evento che sconvolse l’equilibrio sociale, geopolitico ed economico del Vecchio continente e che fa da sfondo a Un romanzo inglese di Stéphanie Hochet, prolifica autrice parigina vincitrice di diversi premi internazionali. Siamo nel 1917 e la guerra ha raggiunto il culmine. Londra ha subito diversi bombardamenti che hanno ferito una popolazione che ha visto partire al fronte la maggior parte dei suoi giovani. È in questo contesto che si inserisce la vicenda di Anne Whig, una traduttrice borghese che insieme alla sua famiglia cerca di mantenere una parvenza di umanità in un periodo buio, perché “un giorno, chissà quando, ma in un futuro desiderato e tante volte immaginato, si sarebbe raccontato quanto si era visto, sentito, vissuto. Ma nel frattempo bisognava vivere. Trovare del cibo, riscaldare la casa, organizzare la vita familiare”. Ma Un romanzo inglese non è un racconto di guerra: sta in quell’articolo indeterminativo il significato della scrittura della Hochet la quale, partendo dalla macrostoria bellica, ci immerge in un quadro intimo e familiare, in una microstoria come tante, che si alimenta di semplici momenti, di conversazioni e riflessioni. Non vi è azione nel romanzo dell’autrice di Parigi: attraverso una scrittura avvolgente, introspettiva, squisitamente esistenziale e novecentesca, emergono emozioni, paure, sentimenti, speranze. E mentre a Londra si contano i morti e le suffragette ottengono un diritto di voto storico, Anna, donna cerebrale, moglie e madre, combatte con i fantasmi della guerra (ha un cugino di cui si sono perse le tracce nelle fiandre), con una maternità che non riesce ad accettare del tutto e con un marito assente, preso esclusivamente dagli ingranaggi dei suoi orologi. Un romanzo inglese si rivela una lettura affascinante e complessa, che ribalta le convenzioni e declina in diversi modi il concetto di conflitto; che si chiude, rispettando il suo essere un romanzo prettamente novecentesco, in modo tragico, con un finale amaro che affonda le radici, seguendo un andamento ciclico e circolare, nel dramma del secondo conflitto mondiale.



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