Un sabato italiano - Memories

Un sabato italiano - Memories
Trastevere. Dieci di sera. Al bar Santa Maria, nel marasma di una gelida serata di dicembre, due figuri si confondono tra la folla, seduti al loro tavolino in piazza, fumando Gitanes senza filtro e sorseggiando Pernod Ricard. Osservano il turbinare di personaggi che attraversano il loro campo visivo, soprattutto il campionario femminile che come in un'improbabile concorso di Miss gli sfila proprio davanti al naso: dalle imbalsamate dentro i poncho, alle più audaci post-punk con chiodo e calze a rete bucate, alle impellicciate in giubbotti rosa shocking. I due osservano e aspettano, nella loro paradossale incongruenza di mole (l'uno alto 1,65, l'altro 1,92), che il loro terzo compare Gregory si decida finalmente ad apparire. Basterebbe chiamarlo al cellulare, ma il problema è che siamo nei maledettissimi anni '80 e i due figuri altri non sono altri che Sergio Caputo e Rino, al secolo Riccardo Rinetti, storico compagno di merende dell'allora ancora sconosciuto cantautore romano. La serata perciò, assorbita la “sòla” dell'amico, può tranquillamente proseguire senza di lui in uno dei tanti localini romani dove tra musica jazz, whisky e pupe possono provare ad assecondare l'ennesima lunga notte in cerca di forti emozioni. Le stesse emozioni che come di consuetudine una volta tornato a casa Sergio proverà a trasformare in canzoni...
A trent'anni esatti dall'album d'esordio Un sabato italiano – che la rivista “Rolling Stone” ha inserito tra i 100 migliori dischi italiani di sempre - Sergio Caputo mette in tavola per i suoi fan un menù da leccarsi le dita. Infatti, oltre al tour teatrale per tutt'Italia, al nuovissimo remake in chiave jazz di quell'ormai indimenticabile esordio, c'è la chicca del memories, l'imperdibile diario, un dietro le quinte – con prefazione di Carlo Massarini, il mitico presentatore in bianco di “Mister Fantasy” che fu il primo a portarlo in tv - che racconta come tutto ebbe inizio. Il libro di ricordi di Caputo diventa così non soltanto un irresistibile viaggio da rivivere con il cantautore romano dentro e fuori la movida capitolina dell'epoca, tra locali fumosi, bevute colossali e amori lunghi una notte che diventeranno poi i versi cult di canzoni memorabili degli anni a venire, ma anche un viaggio in una Roma e più in generale in una società agli albori dei tanto bistrattati – anche musicalmente – anni '80. Così tra jam session, tequila a fiumi, “sexy shop, corride e amori d'alto mare”, l'ex art director pubblicitario ci fa da Cicerone con malinconica ma mai mielosa nostalgia, ironia e perfetto ritmo swing in questo lunghissimo ultimo sabato italiano – in cui il peggio sembrava davvero essere passato - tutto da godere. Accendetevi una paglia e ordinate da bere. Il soundcheck sta per cominciare.

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