Un senso di me

Un senso di me
Tutto è cominciato molto tempo fa. È iniziato forse grazie a un vecchio scatolone pieno di fotografie e a una cassapanca colma di diari sopravvissuta agli innumerevoli traslochi. Forse anche grazie a una macchina fotografica digitale regalata da una persona speciale, o al bisogno costante di chiunque di fissare in qualche modo momenti importanti, unici, magici nella loro irripetibilità. C’è chi fissa i pensieri su carta, chi con un’immagine, una canzone, chi lo fa d’abitudine chi sporadicamente, la cantante Elisa in questo libro (la definizione 'libro' non è però esaustiva) ha voluto creare un ponte, individuare un canale preferenziale di comunicazione per parlare di sé, per fare un passo verso chi l’ha seguita negli anni, verso chi ha amato la sua musica, ma anche un passo verso se stessa, un modo forse per rileggersi attraverso le esperienze e le immagini, istantanee spesso di momenti unici. Ammette di voler osservare e riportare quello che vede in maniera pura, senza alterare lo stato delle cose. Restituire tutto per quello che è.
Sfogliando Un senso di me Elisa ci accompagna in un viaggio nel suo personalissimo mondo, non è volutamente rispettata all’interno del libro una sequenza cronologica, è un po’ come trovarsi proiettati nella sua testa, e da lì bonariamente ‘spiare’ la bimba, la ragazza, la donna che è stata. L’accento è posto per la prima volta su una Elisa privata: possiamo infatti leggere pagine dei suoi appunti, annotazioni, porzioni di diari, sbirciare gli abbozzi dei testi delle canzoni e capire (si fa per dire) l’intenzione che stava dietro un brano o un altro. Ci sediamo sul sedile accanto a lei in macchina durante i lunghi viaggi e ci sembra di ascoltare i suoi pensieri. Entriamo nelle sue stanze e la scopriamo mentre dipinge o mentre fotografa la natura o gioca a ritrarsi con la digitale davanti ad uno specchio. Ed è un suo autoritratto la foto di copertina, non a caso. Non c’è una volontà auto-celebrativa come spesso succede in operazioni di questo genere né tanto meno la voglia di strafare, tutt’altro. C’è al contrario la voglia di spiegare, o perlomeno di far conoscere il proprio passato. Elisa ci parla della sua terra, del Lisert, della Bisiacheria, ci racconta della sua prima band, degli incontri che hanno cambiato la sua vita, ci presenta i suoi affetti e lo fa con delicatezza mostrandoci fotografie sbiadite dal tempo, preziosi momenti conservati nel cuore. Ci rivela le sue paure, la stanchezza di certi momenti, ma ci regala anche l’entusiasmo, l’energia dei concerti. Oltre quelle scattate da Elisa stessa sono molte le foto dei concerti (tutte di Giorgio Davolio) e anche qui è rispettata la spontaneità tanto che non sembrano ‘foto ufficiali’ alle quali si uniscono gli scatti di amici e fans che hanno contribuito alla nascita di questo insolito diario di viaggio nell’anima di un’artista che da sempre ha lottato con la paura e la voglia di rivelare e rivelarsi. In linea col suo modo di vivere e sentire nel rispetto della vita, dal 2003 Elisa ha scelto di stampare i suoi album su carta riciclata. Questo libro non fa eccezione.

 

 

 
 
 
 
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