Un sogno chiamato rivoluzione

Un sogno chiamato rivoluzione
Kishinev, Russia. 1903. Nel quartiere ebraico sta per scatenarsi un pogrom provocato dalle calunnie antisemite di un giornale della Bessarabia. L’ennesimo da quando, fin dalla fine del Settecento, i sudditi giudei della Russia zarista sono costretti a vivere nelle “zone di residenza ebraica”.  Per questo motivo, il vecchio tipografo Shlomo Weizman sta correndo con tutte le sue forze: deve salvare sua nipote Chaya, ciò che resta della sua famiglia dopo aver perso sua moglie Natalia e sua figlia Shaynah, risucchiata dalla violenza della lotta contro i  rivoluzionari. Scampati miracolosamente all’ondata di violenza, i due decidono di lasciare l’Europa alla volta degli Stati Uniti, dove sperano di trovare libertà e democrazia. Partiti da Amburgo a bordo del transatlantico “Blucher”, giungono a New York dopo cinque giorni di viaggio e si stabiliscono nel Lower East Side, al 97 di Orchard Street. Ma ben presto Shlomo e Chaya si scontrano con i problemi che attanagliano gli Stati Uniti di inizio secolo…  
Con Un sogno chiamato rivoluzione Filippo Manganaro ripercorre i primi trent’anni del Novecento europeo ed americano e lo fa attraverso l’epopea del tipografo ebreo Shlomo Weizman e di sua nipote Chaya, protagonisti e testimoni di eventi spesso caduti nel dimenticatoio della storia, in cui, utilizzando le parole dell’autore, si cercò di affermare con forza la volontà di quegli “ultimi che hanno tentato la scalata al cielo”. Sono infatti gli ultimi, i sommersi, i protagonisti di questo romanzo storico: gli ebrei vittime dei pogrom, triste preludio alla soluzione finale proposta dalla follia nazista; i migranti europei – italiani ed irlandesi soprattutto – che partivano alla volta degli Stati Uniti in cerca di fortuna; gli operai e le lotte per i diritti dei lavori. In questa cornice storica, in cui rivivono l’incendio alla fabbrica Triangle di New York – in cui persero la vita centoquarantasei persone, perlopiù donne – lo sciopero del pane e delle rose, le tristi sorti di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, l’ingresso delle Brigate Internazionali a Madrid, si pone la vicenda privata e fittizia della famiglia Weizman la quale, novella Forrest Gump, si trova protagonista di lutti e tragedie provocati dai drammi della storia. Il punto di forza di Un sogno chiamato rivoluzione sta nella capacità di Manganaro di saper equilibrare sapientemente verità e finzione e di immergere con naturalezza i proprio personaggi nello scorrere del tempo reale e negli eventi ad esso legati. Senza dimenticare i sogni, le speranze, le delusioni dei veri protagonisti di questo interessante romanzo storico: gli uomini e le donne che lottarono per i propri ideali e per l’affermazione della propria identità sociale.       

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