Per un sospeso fuoco - Lettere 1950-1969

Per un sospeso fuoco - Lettere 1950-1969

Luigi Nono e Giuseppe Ungaretti si conoscono per la prima volta tra la fine del 1947 e i primi mesi dell’anno successivo. Nono, ventiquattro anni, ha conseguito la maturità al Liceo Ginnasio “Marco Polo”, è allievo di Gian Francesco Malipiero, Raffaele Cumar e Bruno Maderna, ha da poco superato il quarto anno di Composizione al Conservatorio “Benedetto Marcello” e l’esame di laurea in Giurisprudenza all’Università di Padova. Ungaretti, il girovago nato ad Alessandria d’Egitto nel 1888 da genitori lucchesi, animatore di riviste dedite al rinnovamento del linguaggio italiano quali “Voce”, “Lacerba”, “Ronda” e “L’Italia letteraria”, è stato direttore a Parigi nel 1940 del prestigioso periodico letterario “Mesures” e titolare tra il 1937 e 1943 della cattedra di Letteratura italiana all’Università di San Paolo del Brasile, ora è ritenuto il maggior poeta italiano vivente ed insegna Storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Ateneo di Roma. I due hanno vocazioni artistiche diverse ma una comune sensibilità culturale. Senza alcuna timore reverenziale, il giovane Nono desidera incontrare il poeta sui cui versi ha segnato gli anni formativi del suo cimento cameristico. Ne nasce un sodalizio umano corroborato da una pervasiva corrispondenza da cui nasceranno i Cori di Didone, lacerto ungarettiano trasposto da Nono in musica…

Due uomini ben diversi i protagonisti di questo intenso carteggio: Giuseppe Ungaretti tutto preso dall’impegno a dominare ogni eccesso caratteriale e a trasporre il crudo verdetto della realtà nella poesia, Luigi Nono tutto lanciato nell’entusiasmo giovanile e nell’utopia tanto nell’arte quanto nella politica. E pur tuttavia, in Ungaretti senti non solo l’accondiscendenza per il coraggio un po’ alla cieca del compositore, ma anche un tono di affetto sincero che si manifesta nella costante pazienza con cui cerca di smussarne le punte ideologiche più radicali. Il contatto amico e affettuoso consente al compositore veneziano di entrare in contatto con uno dei più ricchi depositi di esperienza. Il poeta, pur timido e ritroso, assiste con ansia e comprensione al percorso del giovane musicista aprendosi a lui con verità profonda. Le cinquanta lettere che qui sono raccolte, commentate e corredate da un accurato apparato di note esplicative da Mario Dal Molin e Maria Carla Papini, ci rivelano la singolare unicità di un rapporto fondato sulla solida preparazione umanistica di entrambi. Sulla comune forma di vitalità artistica straripante, sulla capacità di fare delle rispettive introspezioni un humus fertile nel quale le profonde radici culturali di Ungaretti irrorano le vene compositive di un giovane straordinario assimilatore.



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