Un uomo molto cattivo

Sari De Luca. Cinquant’anni, nato a Milano. Amministratore delegato di una casa editrice fra le più note; un’ex moglie da cui ha avuto un figlio – fotografo di un certo successo – una seconda moglie con cui ama ancora fare del sesso ma non molto altro, una fidanzata molto più giovane di cui è davvero innamorato. Sari – che poi è solo la parte centrale di Rosario, nome del nonno imposto per tradizione ma mai usato nemmeno dai genitori - ha origini siciliane, ma della Sicilia sa molto poco e poco gli interessa. Ha perso i genitori da bambino ed è stato cresciuto dal socio del padre, una seconda famiglia a tutti gli effetti con tanto di sorella che rimane uno dei punti fermi della sua vita. Sul suo passato e sull’omonimo nonno Rosario in odor di mafia si è accontentato di sapere che è stato prosciolto da tutte le accuse senza troppo preoccuparsi se sia stato davvero innocente o supportato – come sembra più probabile - da giudici compiacenti, e poi è andato avanti con la sua vita. Lavora forte e fa i danè: un vero lombardo. Ama perfino la nebbia che circonda il palazzo dove ha sede l’ufficio, ha un’assistente – Anna - che non fa domande non conosce orari e ovviamente filtra le telefonate. Valeria è partita quella mattina per Barcellona, viaggio di lavoro e Sari si dedica ad una cena con amici, poi una mail sul suo BB. Mittente anonimo. Tre parole. Come stai Rosario? Ma lui è Sari non Rosario, lo è per tutti da sempre. Tre parole che gli ronzano nella mente come un tarlo a cui fanno seguito un paio di telefonate anche queste filtrate da Anna che alla fine, turbata, si risolve a passargli lo sconosciuto parente che chiede del dottor Rosario. Valeria intanto sembra scomparsa nel nulla, fino alla sconvolgente rivelazione che cambierà la vita di Sari…
Un romanzo in cui la Sicilia è suo malgrado o scientemente la protagonista assoluta. In quello che accade a Sari e alla sua donna, in tutto quello che segue e in come vengono affrontati i fatti, c’è sicuramente una bella storia, e la capacità di scrivere di Di Piazza la rende davvero piacevole da leggere, ma emerge prepotente la denuncia di un certo modo di essere - che anche se il protagonista lo crede lontano anni luce da sé - condiziona pesantemente le sue azioni e reazioni. Un romanzo crudo ma non violento nonostante alcune scene piuttosto forti. Una figura, quella dell’amico scrittore, più o meno sui generis quasi a sottolineare la differenza fra i legami puliti, quelli che nascono e si consolidano nel tempo, basati sull’accettazione dell’altro, sul non giudicare ma accogliere, e quel legame malato che la mafia sottolinea e che riveste di un falso valore da eliminare con un colpo d’arma se le sue richieste non sono soddisfatte.

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