Un uomo non piange mai

Un uomo non piange mai
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Ultimo di tre figli, Mourad ha due sorelle e un padre ciabattino accumulatore seriale di ferraglie, aggiustatore e tuttofare analfabeta, che si gonfia di orgoglio ogni volta che deve vergare la sua firma stentata su una pagella. La madre governa la famiglia dalla sua cucina, ma fa più fatica del padre a dimenticare a dimenticare le origini algerine e fa scontare a tutti i suoi malumori; è meno triste, però, da quando il marito ha installato la parabola e le serie di Tele Dubai invadono il salotto coi loro sospiri. Le cose vanno bene, Mourad vive la sua infanzia come in una bolla, che, certo puzza un po’ di fritto, ma tutto sommato è rassicurante. La prima volta che la bolla si incrina e la cortina fumogena si dirada Mourad ha dieci anni e da quel momento in avanti non riuscirà mai più a staccare gli occhi dalla realtà partire da quella familiare e svilupperà tutta l’ironia necessaria a sopravvivere per raccontarla. Sua sorella Mina, mite e perfetto dagherrotipo della brava figlia di algerini forma uno stridente contrasto con Dunia, la maggiore, ribelle, femminista, cameriera all’insaputa dei genitori, che presto abbandonerà la famiglia per una carriera politica. Dunia, adora la francesità incarnata da una camera rosa, poster alle pareti, una mamma amica, rossetti e tacchi, insomma, da tutto ciò che Julie Guerin è e a lei non è permesso essere. E poi c’è Mourad che guarda sua madre sbuffare di rabbia impotente per la vita in Francia, per le strane malattie come le crisi adolescenziali che i suoi figli non avrebbero mai contrato in Algeria ma allo stesso tempo non potrebbe più vivere da nessun’altra parte. Mourad ha un incubo ricorrente che lo tormenta fino all’età adulta: finire grasso, vecchio coi capelli grigi e unti, con sua madre che gli lava le mutande a mano nella vasca e soprattutto nessun amico. Quest’ultima parte è già una triste realtà da quando a quindici anni ha assistito all’epica cacciata con ignominia dell’unico ragazzino che abbia osato entrare in casa sua. Solo il realizzarsi del più grande sogno della sua vita riuscirà a sconfiggere l’incubo ricorrente di Mourad, ma ci vorranno molti anni perché possa pacificarsi con le sue origini…

Faïza Guène aggiunge altre bellissime, scintillanti e multisfaccettate tessere al grande mosaico del Romanzo dell’Immigrazione che sembra essersi prefissa di creare. Doria, Ahlème, Mourad e le loro famiglie, amici, quartieri, periferie, non sono solo i protagonisti di Kif Kif domani, Ahlème, quasi francese e Un uomo non piange mai, non sono solo marocchini o algerini che vivono nel complicate periferie di Parigi o Nizza, ma potrebbero benissimo vivere in un'unica, grande HLM/kasbah nei cui labirintici corridoi le voci dagli accenti melodiosi, i profumi dei cibi, le urla di mamme esasperate, i mugugni dei padri rassegnati o i fantasmi di quelli assenti compongono un coro che ad ogni opera si fa più variegato e composito e che trova in questa terza opera un senso di compiutezza e una maturità che si evincono chiaramente dallo spirito di conciliazione che la pervade. L’ironia è un’arma potente che la Guène fornisce con abbondanti munizioni a tutti i suoi personaggi sin dalla prima opera pubblicata a diciannove anni, ma, con l’andare del tempo il ricorso che essi vi fanno, ha subito una metamorfosi. L’ironia di Mourad in quest’opera pubblicata in Francia nel 2014, è molto diversa dalla causticità di Doria e dalla tristezza di Ahlème e ciò non solo perché l’autrice usa per la prima volta una voce narrante maschile, ma forse anche perché corrisponde forse a una sorta di stagione della consapevolezza e dell’a-conflittualità che l’autrice ha raggiunto e che vuol condividere con i suoi personaggi. L’integrazione tanto agognata non è più il punto focale della narrazione, che, invece si concentra molto sulle relazioni in senso ampio, da quelle familiari e dai loro conflitti con le tradizioni culturali, a quelle sentimentali, a cui viene dato spazio ad ampio spettro: si va dal grande amore di Mourad alla relazione tossica di suo cugino con una donna molto più grande, agli amori agli antipodi di Mina e Dunia.



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