Una bandiera sull’isola

Una bandiera sull’isola

Della zia Denti d’oro i nipoti non seppero mai il vero nome. Sposata a un uomo ricco, la zia, poco dopo il matrimonio, aveva sostituito sedici dei suoi denti perfettamente sani con altrettanti denti d’oro “per annunciare al mondo che suo marito era uomo di larghi mezzi”. Da quel momento nessuno aveva più ricordato il suo vero nome ed era divenuta Denti d’oro per tutti. Devota induista, a un certo punto aveva cominciato a darsi a pratiche religiose cristiane, per propiziare la salute del marito. Ma non tutto andò secondo i suoi desideri... E che dire del signor Hinds, maestro e accanito picchiatore che, con flessibili verghe di tamarindo, puniva gli alunni, senza pietà? Tra tutte le vicende della variegata popolazione di Port of Spain ci colpisce per la sua originalità ma anche per la sua malinconica, rassegnata tristezza la storia di Choonilal che, convertito alla religione presbiteriana, intraprese per lunghi anni un’onorata carriera nell’insegnamento, ma poi, avendo fallito nella progettazione di un nuovo complesso scolastico, accettò, con stoica rassegnazione, la punizione e la rovina. Ci sono altri numerosi personaggi, curiosi e originali, in queste storie. C’è un portiere di notte dal minuzioso, un po’ assurdo diario e una madre che il figlio, da sempre, considera nemica. E ci sono i signori Dakin, una coppia perfetta, almeno apparentemente. C’è Hari, un ragazzino rotondetto di undici anni, debole di cuore ma, forse e all’insaputa di tutti, crudele e senza cuore. E c’è Gio-Wan-Hot-To: un cinese che, dal nulla, inizia un fortunato e redditizio commercio di pane…

E infine c’è il racconto più lungo, quello che dà il titolo al libro e che è una storia scritta inizialmente per il piccolo schermo, ma poi non tradotta in film. Si tratta di una narrazione “musicale, comica e ambientata nei Caraibi, con molto sesso e molto dialogo” osserva lo stesso Naipaul nella sua nota al libro, riferendosi alla richiesta dei produttori cinematografici che la commissionarono. Il volume Una bandiera sull’isola raccoglie dunque undici racconti scritti tra il 1950 e il 1965 e in gran parte pubblicati per la prima volta su periodici americani. Si tratta di storie che dipingono momenti di vita semplice e che sono ambientate per lo pi a Trinidad, in comunità di origine indù ma immerse in un contesto multietnico in cui convivono popoli assai diversi: indiani, musulmani, cinesi, europei, africani. Le loro vicende offrono, in chiave quasi sempre umoristica, la descrizione di abitudini di vita e di modi di pensare di personaggi immersi, spesso loro malgrado, in una realtà composita e complessa, nella quale si incontrano tutte le tonalità del quotidiano, dal comico al grottesco, al cinico e perfino al crudele. Nella motivazione con la quale l’Accademia di Svezia nel 2001 insignì Naipaul del Nobel per la Letteratura si legge che egli seppe unire “narrazione acuta e capacità d’osservazione insopprimibile, in lavori che ci obbligano a vedere la presenza di storie soppresse”. Naipaul, nacque nel 1932 a Trinidad, a quel tempo colonia britannica, da genitori indiani di casta braminica. Suo padre era giornalista e scrittore, mentre il nonno era emigrato dall’India alla fine dell’Ottocento per lavorare come bracciante agricolo. Vidiadhar si trasferì in Inghilterra da giovane per studiare a Oxford e, divenuto poi giornalista e scrittore, fu naturalizzato cittadino britannico e fu insignito del titolo di cavaliere dalla regina Elisabetta. Fu grande viaggiatore, tanto che il protagonista di Una bandiera sull’isola pare creato a sua immagine: straniero errante, migrante, forse perfino fuggitivo, potrebbe divenire il paradigma di tutti coloro che, presi in mezzo ai giochi delle grandi potenze e “spaesati” appartengono a patrie diverse, o forse a nessuna: 砥na volta l’isola mi era apparsa come un luogo senza bandiera. C’era lo Union Jack, naturalmente, ma era un’asserzione remota. L’isola era un luogo sospeso sul mare cui, se volevi, portavi la tua bandiera”. Naipaul è ricordato anche per la sua ricca produzione saggistica. Basti citare, sempre sul tema dello spaesamento, La perdita dell’Eldorado. Una cronaca coloniale (1969) e Una civiltà ferita: l’India (1977).



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