Una buona scuola

Una buona scuola
La Dorset Academy non è nient’altro che un piccolo e sconosciuto collegio maschile situato nel Connecticut settentrionale. Certamente non è tra i migliori istituti americani degli anni ‘40, ma è pur sempre una buona scuola che crede nell’individualità dei suoi studenti. Tra i ragazzi vigono le tipiche regole cameratesche dell’età adolescenziale, fatte di scherzi e derisioni dei compagni più deboli e il culto delle personalità più forti. E così anche una banale doccia, in cui fare sfoggio di muscoli e peli pubici, diventa un importante momento d’esame. E’ intuibile allora che lo sventurato William Grove - ragazzo dall’animo sensibile e la fisionomia di una femminuccia - non se la passi granché bene, finché la stesura di un componimento sull’America in guerra non lo vedrà primeggiare tra i compagni d’istituto, decretando il suo ingresso nel giornalino scolastico: il Dorset Chronicle. Per il povero insegnate di chimica Jack Draper la situazione non è certo delle migliori: semi-paralizzato dalla poliomelite passa i pomeriggi ad ubriacarsi in laboratorio, per scacciare dalla mente l’immagine della moglie Alice impegnata a tradirlo con quel fustacchione di La prade - docente di francese. Ma la chiamata alle armi decreterà la partenza degli alunni e degli insegnati più validi, segnando così un momento di rivincita - se non altro morale - per tutti quei disgraziati perdenti rimasti a casa…
Una buona scuola è certamente uno dei migliori testi a livello stilistico - al pari di Easter Parade - scritti da Yates, non a caso entrambi affidati alla preziosa traduzione di Andreina Lombardi Bom. Anche in questo libro autobiografismo e realismo paiono come i tasselli portanti dell’intera narrazione che però, a differenza delle precedenti, soffre la mancanza di un vero e proprio personaggio principale. Qui il protagonista non è William Grove - alter ego dell’autore - né tanto meno Jack Draper o l’infinita serie di personalità che compaiono nella narrazione - alunni, docenti, genitori e corpo parascolastico - ma è la scuola stessa (si badi, non l’istituto scolastico, ma la scuola in senso metafisico, inteso come luogo dei ricordi dell’adolescenza e della formazione umana di ciascuno di noi) che, nel suo formicolare di avventure, interrelazioni e intrecci, diviene il centro focale della narrazione, lasciando tutto il resto sullo sfondo. Notevole inoltre l’aroma prevalente drammatico del testo, che si scioglie in una prosa dolce in cui è facile identificare noi stessi e le nostre vite e dalla quale, se non troviamo margine di soluzione, certamente traiamo conforto.

 

 

 
 
 
 
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