Una canzone per Lucinda

Una canzone per Lucinda
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Jack Madigan è un personaggio decisamente fuori dal comune. Figlio del divo del rock Baz Madigan, deceduto dopo aver ingerito una tartaruga durante un concerto, Jack vive nella splendida villa ereditata dal padre a Boston, assieme al figlio diciassettenne Harlan e a Mrs Brady, un gatto un po’ orbo e decisamente poco felino. Tutto sembra procedere per il meglio finché un avviso della banca avverte Jack dell’imminente pignoramento della sua casa a causa della sua precaria condizione finanziaria. Le canzoni di Baz Madigan a quanto pare non interessano più a nessuno, e oltretutto Jack non è in grado di trovarsi un lavoro dato che soffre di agorafobia, e al solo pensiero di uscire di casa è colpito da vertigini. Come se non bastasse, l’ex moglie di Jack ha intenzione di sposarsi con il suo nuovo compagno e minaccia di portare con sé il figlio Harlan e Mrs Brady. Una situazione davvero difficile per il povero Jack, ma forse non tutto è perduto. La giovane agente immobiliare incaricata di vendere la sua villa è infatti un vero disastro, e i suoi pasticci allontanano tutti i possibili acquirenti. E poi c’è Lucinda, la figlia dei vicini di casa, che si infila sempre in casa di Jack attraverso un’apertura nel muro, portando una ventata di chiacchiere e allegria nella vita 'sigillata' di Jack Madigan…
Tish Cohen è una nota giornalista canadese, una che scrive per i maggiori quotidiani della sua nazione. Questo è il suo primo romanzo e come debutto, non c’è che dire, non ci si poteva aspettare di meglio. Ironico, coinvolgente, profondo, ricco di personaggi assurdi e indimenticabili, Una canzone per Lucinda è un libro meraviglioso, nel senso etimologico del termine, cioè 'che crea meraviglia', una sorta di favola ironica e esilarante capace di toccare con sarcasmo i temi più profondi dell’animo umano, come la fobia, la solitudine e la paura della morte. Capitoli brevi e intensi, personaggi simpatici, stile impeccabile, linguaggio divertente in modo travolgente e scene in cui è difficile trattenersi dal ridere. E poi Jack Madigan. Jack e la sua agorafobia, il suo disprezzo per il gatto, la sua frangetta assurda, i suoi assurdi espedienti per raccogliere il giornale dal giardino evitando di uscire di casa, i suoi colloqui con lo psicoterapeuta. Jack il folle, l’eremita, il fobico, eppure così normale e sincero nel suo animo. “Sono solo vertigini Jack, non ti possono uccidere!”, ripete ossessivamente la piccola Lucinda, la chiave del romanzo. La bimba coi guantini rossi che non vuole saperne di stare zitta, la pattinatrice perfetta maltrattata dai genitori e nel cui cuore sta il segreto per affrontare il mondo. Anche con le vertigini.

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