Una città perfetta

Una città perfetta
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1997, Torino. Il Procuratore Capo Mauro Landi convoca nel suo studio i responsabili delle sezioni antiterrorismo, informativa e investigativa. La città sta cambiando pelle, Torino deve imparare a vendersi al pubblico e va fatta pulizia di tutti i possibili elementi di disturbo: anarchici e antagonisti sono i primi della lista. Le forze di polizia dovranno agire in maniera massiccia, la stampa dovrà fare il resto instillando la paura nella gente. Guido è un ultras ventenne, e lo stadio è l’habitat naturale suo e dei suoi amici storici. Il giovane non spicca mai il volo come potrebbe perché consapevole che chi tenta di elevarsi rischia di rimanere solo. Da quando ha conosciuto Elena, dieci anni più grande di lui, ha lasciato la casa dei genitori e si è trasferito dalla compagna, e si mantiene facendo le consegne per un negozio di fiori. È proprio Elena a introdurlo nell’ambiente delle case occupate, dei centri sociali e delle assurde serate Schiavo per una notte. Guido grazie a Elena inizia anche a condurre in radio una trasmissione sul calcio. La ragazza è il fulcro di tutta l’esistenza di Guido, il classico grande amore, ma la situazione cambia in fretta, e il rapporto vacilla anche a causa del ritorno prepotente dei loro due ex partner, Anna e Omar “Ninja”. Guido ed Elena, già in crisi, rimangono coinvolti nelle indagini richieste dal giudice Landi e sono tirati in ballo, forse senza alcuna responsabilità, nell’operazione contro il gruppo terroristico dei Lupi Grigi…

Una città perfetta è il secondo romanzo di Juri Di Molfetta, ed esce due anni dopo Oggi tocca a me. Una guerra per bande. Sempre con Eris l’autore ha pubblicato nel 2011 la raccolta di racconti Quasi sveglio. Il narratore è il Guido dei giorni nostri, che racconta le vicende del Guido ventenne come se si trattasse di un’altra persona, con un inusuale quanto interessante punto di vista esterno. La storia prende le mosse da eventi realmente accaduti nella seconda metà degli anni Novanta, quando Torino fu stravolta “riempiendo un centro tirato a lucido di comitive di turisti, spingendo le periferie sempre più in là, in modo che non disturbino nessuno con la loro inopportuna povertà”. L’ispettore Pedrazzi è schiavo della sua ossessione di costruire un modellino in scala della città, una città perfetta e simmetrica. Torino è però lontana anni luce dalla perfezione e dalla simmetria, è una città quanto mai variegata, abitata da dj strampalati, tifosi appassionati , poliziotti violenti e figlie sbandate. È un tourbillon di anime dominate da una sensazione di inadeguatezza, di insofferenza verso la propria collocazione, quel sentirsi fuori posto che induce a cercare inquietamente la propria stabilità, cosa estremamente difficile in una città in mutamento. Tutta la trama quindi si costruisce attorno all’incomunicabilità fra Guido ed Elena, fra borghesi e ragazzi del quartiere, fra adulti e giovani, universi in contrasto che talvolta, anche se illusoriamente, sembrano potersi amalgamare.



 

 

 

 
 
 
 

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