Una cosa divertente che non farò mai più

Una cosa divertente che non farò mai più

Su commissione della rivista “Harper’s”, un David Foster Wallace ancora trentatreenne viene incaricato di scrivere un reportage su una vacanza extra lusso in nave da crociera (la motonave Zenith, ma che lo scrittore ribattezza subito Nadir spedendola burlescamente agli antipodi di dove l’armatore l’avrebbe voluta) e facente parte della flotta della Celebrity Cruises. Dalla Florida ai Caraibi e ritorno, tutto in una settimana, sempre e inderogabilmente da un sabato all’altro. Viziati, coccolati, spinti dall’intero equipaggio a perseguire in ogni forma e con una determinazione mefistofelica un totale e completo relax e un divertimento che dovranno essere, e lo saranno a tutti i costi, garantiti. Wallace, in sostanza, ci racconta la sua esperienza sensoriale rispetto a un viaggio organizzato nei minimi dettagli e dal gusto tipicamente americano, anche se ormai anche da noi le crociere sono diventate di gran moda seppure con un livello forse meno sfacciato di opulenza temporanea e nonostante il tragico epilogo della Costa Concordia. Si parte dall’imbarco, dal momento in cui come enormi greggi e masse informi, ci si ritrova dentro una specie di hangar ad attendere ciascuno la propria crociera, insieme con altre comitive la cui età media è (o forse era, dato che siamo nel 1995) piuttosto alta. Caldo afoso, confusione, lunghissime attese con un grande assente: il mare. Non c’è poesia e soprattutto non c’è ancora traccia del benessere e del lusso tanto attesi e così sfacciatamente promessi del depliant pubblicitario, un vero e proprio capolavoro di convincimento dove ogni dettaglio risplende diventando un piccolo sogno ad occhi aperti e non ancora realizzato. Però, badate bene, ciò che viene promesso non è un’illusione e neanche una bugia perché realmente, durante la settimana di viaggio, sarete coccolati e viziati in modo ossessivo, con una precisione chirurgica che non lascerà scampo al vostro lato brontolone. Ogni cosa, all’interno della nave, è stata ponderata, calcolata e poi installata perché ogni passeggero abbia modo di sentirsi “viziato fino a uno stato uterino di nullafacenza”. L’equipaggio è stato addestrato a servirvi e riverirvi in modo estremamente serio e professionale, come Àgoston, cameriere responsabile al tavolo di Wallace che prende estremamente a cuore la sua missione nadirita (così come l’autore definisce l’equipaggio della Zenith-Nadir), di darvi un servizio perfetto e impeccabile, che non ammette nessun senso dell’umorismo in proposito…

E qui entra in gioco lo stile particolare di David Foster Wallace, che si spinge sempre oltre le quinte dello spettacolo per scrutare e studiare il bestiario costituito da passeggeri ed equipaggio. La sua diagnosi è che il teatrino organizzato per voi, che ovviamente avete pagato soldoni per farvi coccolare (e, ripete l’autore, realmente lo sarete fino all’estremo), è formato da individui a cui state chiaramente antipatici, tanto che avrete la sensazione di meritare tanta antipatia nel momento stesso in cui vi sentirete offesi. La loro missione, in fin dei conti, è un lavoro, organizzato per sembrare del tutto spontaneo, ma che in realtà nasconde dei retroscena assolutamente umani. Perciò, non sarà il caso di fermarsi a pensare al profilo psicologico di chi vi sta servendo e a quale potrebbe essere la sua vita fuori dalla vostra vista, perché rischiereste di deprimervi. Una cosa divertente che non farò mai più, riedito dalla Minimum Fax nel 2010, anziché restare simpatico reportage e grazie al genio di Wallace, si trasforma in un ironico racconto che vi farà divertire e riflettere sulle stranezze umane, sulle vite degli altri, che potrebbero essere anche le vostre. Una cosa ancora sulle note al testo che, come per Infinite Jest, sono micro-racconti all’interno di un racconto più grande, quindi impossibili da saltare, perché ricche di dettagli e minuscole postille gustosissime. Infine e come sempre, ci si separa da un’opera di David Foster Wallace con l’amaro in bocca, per quella sua tragica e definitiva decisione, che scelse di farsi strappare dalle nostre mani e dalle sue pagine in un giorno di settembre di cinque anni fa.



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER