Una cosa sull’amore

Una cosa sull’amore
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Cathy è particolarmente orgogliosa della confezione per il regalo da portare alla sua amica Della. Una carta spessa, morbida, non sbiancata, che imita la corteccia di betulla, su cui ha attaccato un rametto del suo albero di Natale. Più che un regalo sembra una offerta votiva, e dentro c’è un libro: anzi qualcosa di più, è una specie di medicina che dovrebbe riuscire a curare la demenza che sta rendendo così priva di felicità la vita della sua oramai ottantenne amica... Un uomo guarda, nascosto nel giardino della sua vecchia casa, le luci accese nella camera di sua figlia Meg, immagina la vita che si svolge al suo interno, Lucas con il maglioncino blu e lo scollo a V, il calcolatore grafico in una mano, l’iPad nell’altra. Una ordinanza restrittiva emessa dal giudice gli impone di stare a una distanza minima di 50 piedi dalla sua “adorabile moglie Johanna”. “Hanno scoperto una cosa sull’amore” pensa mentre si trova in stato di arresto dopo aver infranto l’ordinanza ed essersi introdotto in casa “Una cosa scientifica. Hanno fatto degli studi per capire cosa tiene unite le coppie. Sapete che cos’è? Non è l’andare d’accordo. Non sono i soldi, o i figli, o una visione condivisa della vita. È avere cura uno dell’altro. Le piccole gentilezze reciproche. Passarsi la marmellata a colazione”… “Professore?” È una ragazza dai capelli scuri, indiana, con una felpa oversize e uno zainetto a rivolgersi a Matthew. Capitava molto di rado che qualcuno lo riconoscesse in pubblico. Solitamente si trattava di colleghi o studenti dei suoi corsi di cosmologia. “Sono letteralmente dipendente dal suo blog. Quando l’ho saputo che sarebbe venuto al campus, non riuscivo a crederci!” “Pensa che potremmo prendere un caffè o qualcos’altro mentre è qui, professore?”…

Non rimarranno delusi i lettori di Eugenides, a patto di rinunciare all’idea di leggere un nuovo romanzo di Eugenides. Primo, perché questi sono racconti. Secondo, perché questi racconti hanno davvero poco a che fare l’uno con l’altro, e ciascuno di essi con Middlesex, Il giardino delle vergini suicide e La trama del matrimonio. Sebbene troverete scritto da qualche parte che un germe di Middlesex è presente in La vulva oracolare, o che il personaggio de La trama del matrimonio si chiama proprio Mitchell B. Grammaticus come il protagonista di Posta aerea fidatevi, le analogie finiscono qui. Scritti tra il 1996 e il 2017, e pubblicati quasi tutti sul “New Yorker”, questi racconti sono stilisticamente e tematicamente eterogenei come ci si deve aspettare da una produzione letteraria che si spiega lungo venti anni. Ma se proprio fate parte di coloro che ‒ nonostante si trovino di fronte a una raccolta di racconti ‒ non si arrendono e pretendono di trovarvi un elemento che li renda un corpo coeso, all’interno del quale batte un unico cuore narrativo, potremmo azzardare e dire che il cuore di questi 10 racconti non è di certo “allegro”: che si tratti di un fallimento o di una separazione, di diarrea amebica o di una denuncia per stupro, ciascuna delle vite raccontate dallo scrittore americano sta lì lì per spezzarsi, oppure e già a pezzi, ed è colta nel tentativo, faticosissimo, di raccogliersi e rimettersi insieme.



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