Una donna pericolosa

Una donna pericolosa

Dietlikon, Svizzera tedesca, 2006. Anna Benz è una giovane donna americana di quasi trentotto anni: un marito banchiere svizzero, tre figli ancora piccoli, una suocera ostile ma disponibile e giornate apparentemente riempite di mille cose, tra lezioni di tedesco, sedute di psicanalisi junghiana e uscite con le amiche. Trasferitasi in Svizzera nel 1998, appena incinta, quando non aveva né i mezzi né la forza per opporsi, ora, a distanza di quasi otto anni, Anna vive nell’ombra di suo marito Bruno. Non ha la patente né un conto in banca né un lavoro e si sente sempre più triste e alla deriva. Nonostante qualche amica espatriata come lei, nonostante i diversi amanti di cui si circonda per vincere la monotonia di un matrimonio senza guizzi, Anna rimane una donna annoiata e non riesce ad integrarsi. Il paese del Canton Zurigo in cui vive con la sua famiglia la stringe in una morsa di costante insoddisfazione, vittima e carnefice di se stessa, in una passività senza sforzi né determinazione. Incontra il vero amore solo una volta tra le braccia di Stephen, un americano in trasferta di lavoro in cui si imbatte per caso camminando per le strade del centro di Zurigo. Una passione assoluta, destinata però ad esaurirsi in fretta quando Stephen rientra in patria al termine della missione. Di quella storia le resterà Polly Jean, l’ultima nata dieci mesi prima, e un segreto grande come un macigno da nascondere con cura. Ma il tempo le dimostrerà che, a volte, anche i sistemi di sicurezza migliori possono fallire…

Caso editoriale in America in cui in pochi giorni si è guadagnato ben tre edizioni e la traduzione in diciannove lingue, Una donna pericolosa è il primo romanzo di Jill Alexander Essbaum, già nota e apprezzata in patria come poetessa. La storia copre un arco temporale di soli tre mesi, da settembre a novembre, cadenzando il ritmo dei giorni e il senso di impasse che la protagonista prova ad ogni sua azione ed inazione. Trecento pagine possono essere molte per descrivere la tristezza e la solitudine di un’anima che ha smesso di lottare, ma l’autrice porta avanti un lavoro di introspezione e di analisi che, nell’apparente immobilità della trama, avvince come e meglio di un giallo di genere. In troppi hanno paragonato la figura di Anna Benz a quella di una moderna Anna Karenina o piuttosto ad una più spregiudicata Emma Bovary ma in realtà ciò che stupisce di questa storia è la maestria stilistica della Essbaum e la familiarità che ogni lettrice sente nell’attraversare l’universo umano di Anna. Un essere fragile, incapace di provare felicità, vittima di un’avventatezza tragica che non le darà tregua. “Il dolore è un viaggio. Dev’essere attraversato” e quel dolore le si scaraventerà addosso con la forza di un uragano. Solo alla fine, entrando nelle stanze oscure dell’ombra, riuscirà a trovare le risposte che ha sempre cercato, imparerà a rispettarle e soprattutto capirà “come guarire. Come convivere con la tristezza. Come soffrire. Come vivere.” Come finalmente mettersi in salvo.

 

 

 

 
 
 
 

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