Una donna scomoda

Una donna scomoda
Monica è lontana anni luce dallo stereotipo della donna moderna. Lo è da sempre e ne va fiera. Per niente ossessionata dalla moda né dal culto della bellezza sceglie la via della misantropia, impegnata a non farsi schiacciare da una madre autoritaria e algida, maestra di matematica, e intrigata dal padre ingegnere fissato con le riproduzioni in scala dei conflitti del XX secolo. Instradata alla cultura dei classici sin da piccola tanto che Hesse, Colette, Céline e Miller sembrano i soli amici possibili, considera il cibo superfluo (a undici anni il brodo è l’unico nutrimento contemplato e la bulimia avanza), macina pacchetti di sigarette ed è dedita all’alcol come ogni ragazza potrebbe esserlo ai cosmetici. Sempre sul filo dell’esaurimento, dipendente dal litio e costretta a farsi psicanalizzare, si laurea senza alcun intoppo in Storia all’università di Barcellona e diventa assistente di un noto professore che bada ai decolleté più che alle ricerche. Sociopatica e stramba ma per certo dotata di un’intelligenza acuta, innamorata di un dalmata di porcellana a grandezza naturale, fallisce nel rapporto potenzialmente salvifico con un docente di Sociologia che ha nei suoi riguardi l’indole di un santo...
L’esordio della spagnola Montse Banegas, “autrice che si presenta al pubblico senza essere conosciuta né aver vinto alcun premio letterario” - come spiega il suo editore spagnolo - è un flusso inarrestabile in prima persona di considerazioni sul mondo fuori e dentro dal guscio (Monica sostiene di vivere dentro una conchiglia pulita o melmosa a seconda del momento) a scandagliare il disagio esistenziale e l’incapacità, forse genetica, di trovare un equilibrio.

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