Una donna spezzata

Una donna spezzata
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Monique ha sempre creduto nel suo matrimonio. Soprattutto, ha sempre creduto nel suo ruolo di moglie: muoversi sicura per casa, gestire la vita familiare, provvedere agli altri con la certezza di essere necessaria e indispensabile per tutti. Ma è bastata una frase di Maurice, suo marito, per capovolgere letteralmente il suo mondo: "C'è una donna". E se Monique è tradita dal marito, la madre di Philippe lo è dal figlio, che al progressismo materno preferisce lo spirito pratico e conservatore della moglie che sua madre non approva. Murielle, invece, non ha né mariti né figli con cui scontrarsi: due matrimoni finiti male e il suicidio della figlia la condannano a una solitudine che la rende cruda e volgare, astiosa verso il mondo e verso un Dio che forse non c'è…

Simone de Beauvoir, che non ha bisogno di alcuna presentazione e che è di certo figura di spicco del panorama culturale mondiale del Novecento, ha scritto questo libro nel 1967. Al potenziale lettore potrà quindi sembrare “datato”. Non lo è. I capolavori restano intatti e attuali, inattaccabili dalle incurie e dal passare degli anni. Una donna spezzata è libro leggibilissimo, che anzi qua e là ti cattura come una serie tv perché, come avviene soprattutto nel primo e più lungo racconto (quello che dà il titolo al volume), non disdegna di affrontare temi che a quell'epoca venivano altezzosamente considerate minori, "roba di donne", e restavano confinate nei ghetti rosa delle rubriche della Posta di settimanali femminili. Quello che le tre protagoniste dei racconti hanno in comune - e che le rende in certo senso "una" - è di essere colte in un momento di crisi e al tempo stesso di verità decisivo per la propria vita. Che dopo quel momento sarà diversa ma non per questo meno intensa. La scrittura di Una donna spezzata è un autentico esercizio di stile, che cambia col cambiare dei temi. Dal tono dimesso, quotidiano del primo racconto passa, nell'ultimo, a un monologo di tipo joyciano, anche se la de Beauvoir non è disposta a rinunciare a una leggibilità immediata, che non richieda ai lettori di dover tornare e ritornare sui suoi paragrafi. Al di là dello stile, in ogni pagina del libro si legge, in filigrana, quel contenuto che allora si chiamava “messaggio”, fondamentale per l’intellettuale francese. "Donne non si nasce, lo si diventa" è forse la sua frase più famosa. E le va riconosciuto che nella sua vita (1908-1986) si mostrò capace di diventare, come amava dire, "madre di se stessa".

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