Una famiglia diabolica

Una famiglia diabolica

L’avv. Roberto Corsano è stato incaricato dalla sua socia Valeria (malata di tumore) di accompagnare la sorella Greta a Sperlinga, quattro case in un pizzo di montagna nella provincia di Enna, dove, con una specie di riunione di famiglia, verranno spartiti gli averi di zia Fifì, l’anziana prozia Crocifissa, la zitella di famiglia, vissuta sempre in miseria, ma che in realtà sembra aver messo insieme un bel gruzzoletto: trentaquattromila euro alla posta e cinquantaduemila in banca. Era la più piccola di cinque figli e la sorella Assunta era la nonna di Valeria e Greta. Proprio nei giorni dell’eredità la socia di Roberto deve essere a Milano per alcuni controlli medici e gli chiede di sostituirla, facendo ben attenzione che non succeda nulla: “Lì ci saranno quei lupi dei miei parenti”, dice e bisogna capire se c’è qualche fregatura. E’ proprio dei parenti che Valeria non si fida e aggiunge “Tienili d’occhio ed evita che succedano casini”. Roberto Corsano fa un po’ di fatica a capire tutta la parentela, ma alla fine riesce con Greta a mettere insieme una specie di albero genealogico, scarabocchiato su un tovagliolino di carta da tenere in tasca, pronto per ogni evenienza. L’avvocato ha un fratello, Fabrizio, giornalista, che ha dovuto difendere e tirar fuori dal carcere, dopo un po’ di giorni in cella da innocente, accusato di un delitto non commesso. L’incubo ha lasciato il segno e dopo questa disavventura a Fabrizio è stata tolta anche la cronaca nera per essere spostato al desk dello sport a lavorare pezzi di altri o delle agenzie...

Si direbbe, tanto per rimanere sul già detto, “parenti serpenti” e dopo tutta la saga della famiglia è quasi un obbligo, per la capacità che hanno di parlarsi alle spalle (a volte anche in faccia e con grande maleducazione!) per sottolineare soprattutto i vizi dei consanguinei, tanto che il rapporto tra i fratelli Corsano sembra essere uno zuccherino. Ma in fondo, forse, è proprio così, anche se si prendono in giro, si rinfacciano vecchie storie, perché di certo si aiutano, si spalleggiano, si difendono. Quindi due contrapposizioni nette, quasi due mondi che sembrano non aver niente in comune, se non forse la terra di origine, quella Sicilia che si mostra in tutto il suo splendore e in tutte le sue contraddizioni (basta spostarsi appena un po’ verso l'interno). E Roberto e Fabrizio, uno avvocato e uno giornalista che, proprio qui, torna penna di punta della cronaca, dopo essere stato relegato alla cucina di una redazione, fanno ancora i protagonisti della storia (per la quinta volta, se non abbiamo sbagliato i conti), tornando a parlare (e a raccontare soprattutto) in prima persona alcuni degli avvenimenti nei quali vengono coinvolti. Hanno un modo tutto particolare di indagare, confrontarsi e cercare il bandolo della matassa, ma sono veramente i personaggi vincenti anche in questo libro del siciliano Salvo Toscano, ormai giornalista prestato sempre più spesso al giallo e che ha valicato i confini italici per essere diffuso in tutti i paesi in lingua inglese nella quale i suoi libri sono tradotti.

 


 

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